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Come saranno ripartiti i 95,5 miliardi di Horizon Europe

Gli accordi politici della settimana scorsa – il primo raggiunto dai capi di stato e di governo sul Quadro finanziario pluriennale e sul pacchetto di ripresa europeo, il secondo trovato tra Parlamento e Consiglio, d’intesa con la Commissione, sui testi legislativi di Horizon Europe – hanno fissato la dotazione finanziaria complessiva del prossimo programma quadro dell’Ue per la Ricerca & Innovazione a 95,5 miliardi di euro (in prezzi correnti): 90,1 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5,4 dallo strumento di ripresa Next Generation EU. Il punto di caduta finale rappresenta un aumento significativo (+24%) rispetto ai 77 miliardi di Horizon 2020 e segna nel complesso un ottimo risultato per la R&I europea, ritoccando al rialzo non solo la posizione finale del Consiglio (90,9 miliardi complessivi), ma anche la prima proposta della Commissione Juncker, che nel maggio 2018 propose per il nuovo programma una dotazione di 94,1 miliardi.

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In attesa che gli accordi politici vengano ratificati da Parlamento e Consiglio e che i testi finali di Horizon Europe siano adottati e resi pubblici, è possibile analizzare l’articolazione definitiva della dotazione finanziaria tra i tre pilastri (più uno) e le diverse tematiche del nuovo programma (la ripartizione dei finanziamenti è stata fatta filtrare da ambienti parlamentari sabato 12 dicembre, la tabella sottostante è frutto di una nostra rielaborazione semplificata).

L’accordo finale su Horizon Europe assegna al primo pilastro Excellent Science 25 miliardi, riportando l’entità del sostegno all’eccellenza scientifica e alla ricerca fondamentale a una cifra vicina a quella proposta inizialmente dalla Commissione (25,8 mld) e in rialzo rispetto alla posizione degli Stati membri (23,1 mld). Il primo asse del nuovo programma beneficia infatti significativamente (1,7 mld) dei 4,5 miliardi di fondi aggiuntivi “strappati” dagli eurodeputati per Horizon nell’ambito dell’accordo sul bilancio pluriennale. L’aumento più cospicuo rispetto alla posizione del Consiglio (1,1 mld) va allo European Research Council, che beneficerà di 16 miliardi complessivi nei sette anni di programma, mentre le MSCA e le Infrastrutture di ricerca si attestano rispettivamente a 6,6 e 2,4 miliardi, in leggero rialzo rispetto alle proposte dei 27 Paesi.  

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Chiuso l’accordo politico su Horizon Europe (e sul bilancio pluriennale)

All’alba di venerdì 11 dicembre, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto, d’intesa con la Commissione, l’accordo politico finale su Horizon Europe. Il compromesso arriva dopo due anni e mezzo complessivi di negoziato (la proposta iniziale della Commissione risale a giugno 2018) e completa i testi legislativi del prossimo programma, definendo i tre aspetti rimasti esclusi dall’accordo istituzionale dell’aprile 2019: la ripartizione interna del bilancio; le norme sulla cooperazione internazionale e sull’associazione dei paesi terzi; le disposizioni sulle sinergie con gli altri programmi di finanziamento europei.

L’intesa istituzionale sul programma quadro è stata preceduta di poche ore dall’accordo politico sul bilancio pluriennale e sul pacchetto di ripresa europeo Next Generation EU, raggiunto dai capi di stati e di governo al Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre. Le intese politiche sul bilancio pluriennale e su Horizon Europe dovranno ottenere l’approvazione definitiva dal Consiglio e dal Parlamento europeo, passaggi che paiono ormai piuttosto scontati e dovrebbero assicurare l’avvio – formale – del nuovo programma il 1° gennaio 2021. 

Gli accordi del 10-11 dicembre fissano, a questo punto in modo definitivo, la dotazione finanziaria complessiva di Horizon Europe a 95,5 miliardi di euro (in prezzi correnti), di cui 90,1 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5,4 da Next Generation EU. Il punto di caduta finale rappresenta un aumento significativo (+24%) rispetto ai 77 miliardi di Horizon 2020 e segna nel complesso un ottimo risultato per la Ricerca e Innovazione europea. I 95,5 miliardi complessivi assegnati a Horizon Europe ritoccano infatti al rialzo non solo i diversi posizionamenti concordati degli Stati membri negli ultimi mesi, ma anche la prima proposta dell’esecutivo Juncker, che nel maggio 2018 propose per Horizon Europe una dotazione di 94,1 miliardi in prezzi correnti.

Accordo sul bilancio: 4 miliardi in più per Horizon Europe

Il 10 novembre, dopo due mesi e mezzo di negoziati e dodici riunioni complessive, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno trovato un accordo generale sul prossimo Quadro finanziario pluriennale e sul nuovo strumento per la ripresa Next Generation EU. Il compromesso raggiunto completa e rinforza con 16 miliardi di fondi aggiuntivi il pacchetto da 1824,3 miliardi complessivi concordato dai Leader Ue al Consiglio europeo di luglio scorso e fissa la dotazione finanziaria di Horizon Europe a 84,9 miliardi (in prezzi 2018). Un aumento sensibile e insperato – 4 miliardi – rispetto alla cifra stabilita dagli Stati membri (80,9), che pur confermando la riduzione significativa rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen (94,4) rappresenta una buona notizia per la Ricerca e Innovazione europea. L’intesa interistituzionale, che dovrà ora ottenere l’approvazione definitiva in Consiglio e in Parlamento, rimuove l’ultimo grande ostacolo sul percorso di avvio di Horizon Europe e degli altri programmi settoriali del bilancio, e rende più vicina l’attivazione del cosiddetto Recovery Fund, l’asse portante di Next Generation EU.

L’accordo tra Parlamento e Consiglio

L’accordo raggiunto, come rivendicato dal Parlamento europeo, prevede dunque la destinazione di 16 miliardi in aggiunta al Piano di ripresa concordato dai capi di Stato e di governo al vertice di luglio. 15 miliardi andranno direttamente a rafforzare i programmi settoriali del bilancio. Oltre a Horizon Europe, a beneficiare dei fondi aggiuntivi saranno tra gli altri: il nuovo programma EU4Health, che passa da 1,7 miliardi, la cifra stabilita dagli Stati membri, a 5,1 (la Commissione ne aveva proposti 9,4); il programma InvestEU, che sale da 8,4 a 9,4 (contro i 31,6 miliardi proposti dall’esecutivo Ue); Erasmus +,  che passa da 21,2 a 23,4 miliardi. L’accordo prevede inoltre lo stanziamento di un miliardo per aumentare la flessibilità di bilancio e far fronte a possibili crisi future. 

Da dove arrivano i 16 miliardi? L’accordo, ha tenuto a sottolineare il Consiglio, non modifica i massimali di spesa fissati dagli Stati membri a luglio. I fondi aggiuntivi arriveranno principalmente dalle multe che l’Unione somministra alle aziende per la violazione delle regole sulla concorrenza e in misura minore da riallocazioni interne al bilancio (per avere ulteriori dettagli occorrerà attendere che l’accordo venga formalizzato nei testi legislativi aggiornati).

84,9 miliardi per Horizon Europe (in prezzi 2018)

Il compromesso istituzionale fissa per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 84,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 79,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 da Next Generation EU. La cifra complessiva equivale a poco più di di 95 miliardi in prezzi correnti.

Il punto di caduta finale rappresenta un aumento sensibile (e insperato) rispetto alla cifra stabilita dagli Stati membri al vertice di luglio (80,9 miliardi) e nel complesso un ottimo risultato per la Ricerca e Innovazione europea. Nonostante l’accordo confermi la riduzione significativa rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen (94,4 miliardi) contenuta nel Piano di ripresa, gli 84,9 miliardi garantiti al prossimo programma quadro ritoccano infatti al rialzo non solo la posizione conservativa degli Stati membri, ma anche la prima proposta dell’esecutivo Juncker, che nel maggio 2018 aveva proposto per Horizon Europe una dotazione di 83,4 miliardi in prezzi 2018 (94,1 in prezzi correnti). 

I prossimi passaggi

L’intesa istituzionale raggiunta sul bilancio pluriennale dovrà ora ottenere l’approvazione definitiva in Consiglio e in Parlamento: entrambi i passaggi si attendono entro la fine di novembre e appaiono piuttosto scontati. In parallelo, potranno proseguire i negoziati istituzionali sui testi legislativi di Horizon Europe, ripresi dopo che anche il Consiglio aveva definito la propria posizione sugli aspetti rimasti esclusi dal compromesso dell’aprile 2019 (ripartizione del bilancio, cooperazione internazionale, sinergie) e subito interrotti dagli eurodeputati, che intendevano attendere l’esito positivo del negoziato sul bilancio complessivo. L’adozione di Horizon Europe entro fine anno pare a questo punto un risultato possibile. 

Il Consiglio chiude l’accordo su Horizon Europe – i testi

I ministri della ricerca dei 27 Stati Membri – riuniti per il Consiglio Competitività (Ricerca e Innovazione) – hanno raggiunto ieri (29 settembre) l’accordo sui testi legislativi di Horizon Europe, approvando gli orientamenti generali (General Approach) sul regolamento / programma quadro e sulla decisione / programma specifico. L’accordo chiuso dal Consiglio – sotto la guida della presidenza tedesca – definisce gli aspetti rimasti esclusi dal  compromesso interistituzionale dell’aprile 2019 e fa segnare un passaggio decisivo verso l’approvazione definitiva del prossimo programma. A stretto giro – ora che anche la posizione del Consiglio è definita – potranno riprendere i negoziati interistituzionali (triloghi) con Commissione e Parlamento: i prossimi due mesi dovrebbero essere dunque sufficienti per adottare ufficialmente i testi legislativi di Horizon Europe e assicurare l’avvio del programma il 1° gennaio 2021.

La posizione del Consiglio

L’accordo raggiunto in Consiglio definisce i tre aspetti rimasti esclusi dal compromesso dell’aprile 2019: la ripartizione interna del bilancio e dei finanziamenti supplementari provenienti da Next Generation EU; le norme sulla cooperazione internazionale e sull’associazione dei paesi terzi; le disposizioni sulle sinergie con gli altri programmi di finanziamento europei (quest’ultimo aspetto era stato parzialmente definito dagli Stati membri a novembre 2019). 

Per quanto riguarda la ripartizione della dotazione finanziaria proveniente dal Quadro finanziario pluriennale 2021-27 – ridotta da 83,4 a 75,9 miliardi, in prezzi 2018, dall’accordo del Consiglio europeo di luglio scorso (da 94,1 a 85,5 miliardi in prezzi correnti) – i ministri suggeriscono un taglio lineare del 10% per tutte le aree tematiche del programma, che riflette la riduzione della dotazione complessiva concordata dai Leader e mantiene invariati gli equilibri tra i vari temi rispetto alla proposta originaria della Commissione Juncker (giugno 2018). L’unica eccezione al taglio lineare è la decisione di destinare 200 milioni aggiuntivi alle Marie Sklodowska Curie Actions (MSCA), sottraendo una cifra equivalente alla dotazione dello European Innovation Council. 

Sui finanziamenti supplementari provenienti da Next Generation EU – che il Consiglio europeo di luglio aveva complessivamente ridotto a 5 miliardi (prezzi 2018) dai 13,5 proposti dalla Commissione von der Leyen – i ministri hanno deciso di non proporre una suddivisione puntuale delle cifre, limitandosi ad affermare che tali «risorse aggiuntive devono essere destinate esclusivamente ad azioni di ricerca e innovazione volte ad affrontare le conseguenze della crisi COVID-19, in particolare il suo impatto economico e sociale». Un approccio flessibile che nei fatti sembra sostenere la proposta della Commissione di ripartire i fondi tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. 

Per quanto riguarda le norme sulla cooperazione internazionale e sull’associazione dei paesi terzi, il Consiglio ha fatto largamente suo l’approccio della proposta iniziale della Commissione, confermando tra le altre cose la possibilità di associazione al programma dei paesi avanzati con un buon potenziale di R&I. Ma ha deciso di inserire una nuova disposizione intesa a preservare la sovranità tecnologica dell’Unione, affermando da un lato che «per le azioni relative alle risorse strategiche, agli interessi, all’autonomia o alla sicurezza dell’Unione, il programma di lavoro può prevedere che la partecipazione possa essere limitata ai soli soggetti giuridici stabiliti negli Stati membri o ai soggetti giuridici stabiliti in determinati paesi associati o in altri paesi terzi» e dall’altro che «per motivi debitamente giustificati ed eccezionali, al fine di garantire la tutela degli interessi strategici dell’Unione e dei suoi Stati membri, il programma di lavoro può anche escludere» dalle singole call for proposals «la partecipazione di soggetti giuridici stabiliti nell’Unione o in paesi associati controllati direttamente o indirettamente da paesi terzi non associati o da soggetti giuridici di paesi terzi non associati, o subordinare la loro partecipazione a condizioni stabilite nel programma di lavoro».

I prossimi due mesi

Ora che la posizione degli Stati membri su Horizon Europe è completamente definita, potranno riprendere, già dalla settimana prossima, i negoziati interistituzionali (triloghi) tra Consiglio, Parlamento e Commissione per trovare un accordo sui tre aspetti rimasti esclusi dal compromesso dell’aprile 2019. Sui quali, ricordiamo, la posizione della Commissione rimane quella delineata nella proposta originaria del 2018, integrata a giugno con la proposta di suddividere i fondi aggiuntivi di Next Generation EU tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. Mentre la posizione del Parlamento si ritrova nella relazione del dicembre 2018, in cui gli eurodeputati, tra le altre cose, suggerirono una ripartizione in valori percentuali tra i diversi temi del programma, sulla base però di una dotazione complessiva di 120 miliardi.

Delle novità in Horizon Europe e dei temi più caldi dell’agenda europea R&I parleremo durante la Conferenza Annuale APRE 2020 “VERSO UN NUOVO FUTURO. La Ricerca & Innovazione europea in rete”, dal 19 al 23 ottobre on line.

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Horizon Europe, nuova consultazione sul piano strategico

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.8/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

Un programma da 80,9 miliardi – Ripartiamo da dove eravamo rimasti. L’accordo raggiunto a luglio in Consiglio Europeo sul Piano di ripresa e il Quadro finanziario pluriennale ha fissato per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 80,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 75,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 dal nuovo Recovery Instrument. Il punto di caduta rappresenta un taglio cospicuo (13,5 miliardi in meno, riduzione del 14,3%) per il bilancio del prossimo programma quadro rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen, che aveva suggerito una dotazione complessiva di 94,4 miliardi (dei quali 80,9 provenienti dal Qfp 2021-27 e 13,5 dal Recovery Instrument). A meno di clamorosi colpi di scena o improbabili concessioni ottenute dal Parlamento europeo, il programma quadro di ricerca e innovazione avrà dunque una dotazione di 80,9 miliardi in prezzi 2018 per gli anni dal 2021 al 2027, la cifra con cui tutti dovremo (letteralmente) fare i conti.

La ripartizione interna del bilancio – Spetta ora soprattutto agli Stati Membri in sede di Consiglio Ue, d’intesa con Commissione e Parlamento, trovare la quadra sulla ripartizione interna del programma, uno degli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019. Sul punto, la posizione della Commissione rimane quella delineata nella proposta originaria del 2018, integrata a giugno con la proposta di suddividere i fondi aggiuntivi (ridotti ora da 13,5 a 5 miliardi) tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. Mentre la posizione del Parlamento si ritrova nella relazione del dicembre 2018, in cui gli eurodeputati suggerirono una ripartizione in valori percentuali tra i diversi temi del programma, sulla base, però, di una dotazione complessiva di 120 miliardi.

Il piano strategico – il 1° settembre, la Commissione ha lanciato un’ulteriore consultazione pubblica per contribuire alla definizione del piano strategico per gli anni 2021-24: resterà aperta fino al 18 settembre e dovrà fornire gli ultimi input per consolidare il documento finale. Come ricorderete, il processo di elaborazione del documento era ripreso a inizio 2020, dopo l’insediamento della Commissione von der Leyen: l’esecutivo Ue aveva iniziato a mettere insieme tutti i pezzi – il testo legislativo consolidato definito ad aprile 2019, gli impatti attesi contenuti nel documento di orientamento, le nuove priorità politiche dell’esecutivo von der Leyen – ed illustrato agli Stati Membri la bozza finale prima della pausa estiva, in sede di comitato di programma Shadow. La consultazione pubblica e i R&I Days (che si terranno dal 22 al 24 settembre) dovrebbero consentire di chiudere il processo. L’obiettivo della Commissione è giungere all’adozione del documento a ottobre, ma i tempi del via libera finale sono legati all’evoluzione positiva del negoziato legislativo e alla definizione delle missioni specifiche.

Le missioni– A giugno i Mission Board avevano presentato le proposte di missioni specifiche (i titoli), che scaturiscono dalle 5 «aree di missione» identificate nel testo legislativo (cambiamento climatico, cancro, oceani e acque puliti, smart cities, terreni sani e cibo). Il processo di rifinitura delle missioni sta proseguendo sia all’interno del comitato strategico (e dei relativi mission group), sia attraverso l’azione di coinvolgimento di cittadini e società civile, che continua a prevedere la realizzazione di eventi in diversi format a livello nazionale ed europeo (gli eventi italiani sono raccolti qui man mano che vengono programmati: a settembre ne sono previsti due sulla missione Cancro). La Commissione ha inoltre lanciato a inizio mese una call for ideas sul sito dedicato per raccogliere opinioni e spunti da parte dei soggetti interessati (c’è tempo fino al 14 settembre). I board dovrebbero presentare le proprie raccomandazioni conclusive ai R&I days del 22-24 settembre. Sarà infine la Commissione, presumibilmente entro ottobre, a tirare le fila del lavoro, annunciando le missioni selezionate da integrare nel piano strategico 2021-24.

Gli Stati Membri tagliano di 13,5 miliardi il bilancio di Horizon Europe

Il 21 luglio – all’alba del quinto giorno di vertice – Il Consiglio europeo ha trovato l’accordo su un Piano per la ripresa da 1824 miliardi complessivi (in prezzi 2018), che ridisegna il Quadro finanziario pluriennale 2021-27 in linea con l’impianto proposto dalla Commissione lo scorso maggio, confermando l’inclusione del nuovo Recovery Instrument (Next Generation EU) all’interno del bilancio comune europeo. L’accordo tra i Paesi membri, che dovrà ottenere il via libera del Parlamento europeo per diventare definitivo, rappresenta un passaggio storico per l’Unione, ma segna una battuta d’arresto significativa per la Ricerca e Innovazione europea, fissando la dotazione finanziaria di Horizon Europe a 80,9 miliardi, una riduzione sostanziale (-14,3%) rispetto alla proposta della Commissione di due mesi fa. 

Il nuovo bilancio, con Next Generation EU

L’accordo in Consiglio europeo fissa a 1074 miliardi la quota del “vecchio” Quadro finanziario pluriennale 2021-27, ritoccando al ribasso la proposta della Commissione del 27 maggio (1100 miliardi). A questi si aggiungono i 750 miliardi del nuovo Recovery Instrument, Next Generation EU. Il Consiglio conferma il carattere rivoluzionario della proposta iniziale (la Commissione potrà raccogliere i fondi prendendo denaro in prestito sui mercati finanziari per conto dell’Unione) e la cifra complessiva del nuovo strumento, ma ne modifica la ripartizione tra trasferimenti a fondo perduto (grants), che passano dai 500 miliardi proposti da von der Leyen a 390, e prestiti (loans), che aumentano di conseguenza da 250 a 360 miliardi.

L’accordo conferma il piatto forte dell’intero piano, il nuovo dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility), che erogherà trasferimenti e prestiti direttamente ai Paesi membri e la cui dotazione complessiva passa da 560 a 672,5 miliardi, ma punisce pesantemente i programmi europei che la Commissione aveva proposto di ritoccare al rialzo per allineare il nuovo bilancio alle priorità del piano di ripresa. Tra questi, il programma InvestEU (che passa dai 31,6 miliardi complessivi della proposta von der Leyen ad appena 8,4 miliardi); il nuovo programma EU4Health (da 9,4 miliardi a 1,7); il Fondo per la transizione giusta (da 40 miliardi complessivi a 17,5); Digital Europe (da 8,2 miliardi a 6,8). E Horizon Europe. 

Il bilancio di Horizon Europe: 80,9 miliardi

L’accordo raggiunto in Consiglio fissa per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 80,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 75,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 dal nuovo Recovery Instrument. Il punto di caduta rappresenta un taglio cospicuo (13,5 miliardi in meno, riduzione del 14,3%) per il bilancio del prossimo programma quadro rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen, che aveva suggerito una dotazione complessiva di 94,4 miliardi (dei quali 80,9 provenienti dal Qfp 2021-27 e 13,5 dal Recovery Instrument).

Gli 80,9 miliardi rappresentano – non casualmente – la stessa cifra della proposta di compromesso di Charles Michel dello scorso febbraio e segnano un taglio sensibile anche rispetto al bilancio presentato da Jean Claude Juncker nel maggio 2018 (83,4 miliardi): entrambi i bilanci, ovviamente, non contemplavano l’esistenza di fondi aggiuntivi del piano di ripresa.  

I prossimi passaggi

Per diventare definitivo, l’accordo raggiunto in Consiglio sul nuovo bilancio comune e sul piano di ripresa dovrà ottenere il via libera del Parlamento europeo. Il voto di approvazione verrà presumibilmente fissato dopo la pausa estiva e l’esito pare scontato:  L’Eurocamera potrà infatti limitarsi ad accogliere o respingere in blocco il compromesso trovato dai Paesi membri, senza la possibilità di modificarlo. 

A meno di clamorosi colpi di scena, dunque, il programma quadro di ricerca e innovazione avrà una dotazione di 80,9 miliardi in prezzi 2018 per gli anni dal 2021 al 2027. Spetterà ora soprattutto agli Stati Membri in sede di Consiglio, d’intesa col Parlamento europeo, trovare la quadra sulla ripartizione interna del programma, sulla base dell’articolazione proposta dalla Commissione a giugno 2018 e – naturalmente – della dotazione complessiva stabilita dai Leader europei.  

Il nuovo EIT – passi avanti su missioni e Partenariati

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.7 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE. 

A luglio sono stati fatti piccoli passi avanti sulla pianificazione strategica di Horizon Europe, il processo che porterà alla definizione del piano strategico e delle priorità di ricerca e innovazione dell’Unione per gli anni dal 2021 al 2024. È stata annunciata la composizione dei board per le missioni e definito il quadro dei nuovi partenariati istituzionalizzati. Nel frattempo, la Commissione ha presentato le proposte per aggiornare la base giuridica dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) e la nuova agenda strategica dell’EIT in vista di Horizon Europe.

Il nuovo EIT 2021-27 – La Commissione ha presentato l’11 luglio scorso le proposte per rivedere il regolamento dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) – un organo indipendente dell’Unione istituito nel 2008 con l’obiettivo di rafforzare la capacità di innovazione dell’UE – e la nuova agenda strategica dell’EIT in vista dell’avvio di Horizon Europe. Le proposte intendono allineare l’EIT con il nuovo programma per il periodo 2021-2027: come noto, la Commissione aveva previsto per l’EIT – nell’ambito dell’articolazione interna del bilancio di Horizon Europe – una dotazione finanziaria di 3 miliardi di euro, in aumento di 600 milioni (+25%) rispetto all’agenda strategica 2014-2020. La nuova agenda strategica è articolata attorno a tre obiettivi principali: aumentare l’impatto a livello regionale delle comunità della conoscenza e dell’innovazione (KIC); potenziare la capacità di innovazione dell’istruzione superiore. E – soprattutto – avviare due nuove KIC: la prima sarà incentrata sulle industrie culturali e creative e dovrebbe partire nel 2022, mentre il settore della seconda KIC sarà deciso in una fase successiva (questa KIC dovrebbe essere avviata nel 2025). Sia il regolamento EIT rivisto sia la nuova agenda strategica 2021-2027 passano ora al Parlamento europeo e al Consiglio per essere negoziati ed adottati.

Il Piano Strategico – A fine giugno la Commissione europea ha lanciato la prima consultazione pubblica che contribuirà a definire il piano strategico: l’obiettivo, sulla carta, è raccogliere contributi da chiunque – stakeholder o singoli cittadini – sia interessato alla formulazione delle future priorità dell’UE in materia di ricerca e innovazione, da definirsi in linea con gli orientamenti della nuova Commissione e le linee guida del prossimo ciclo istituzionale. La scadenza per la consultazione è fissata all’8 settembre 2019. I contributi raccolti saranno esaminati, presentati e ulteriormente discussi ai R&I days, che si terranno a Bruxelles dal 24 al 26 settembre, e contribuiranno a definire le versioni successive del documento. L’obiettivo della Commissione è ottenere per l’inizio del 2020 – una volta insediatosi il nuovo collegio dei Commissari – tutti gli elementi necessari ad adottare il piano strategico e avviare la preparazione dei programmi di lavoro di Horizon Europe.

Missioni – È stata definita la composizione dei cinque board che si occuperanno di elaborare i contributi e le raccomandazioni per identificare le missioni specifiche di R&I nel piano strategico di Horizon Europe. Avevamo già dato conto dei presidenti: Connie Hedegaard, ex commissario europeo, presiedierà il board per la missione sul cambiamento climatico. Harald zur Hausen, premio Nobel per la medicina, sarà presidente per la missione su “Cancro”; e Pascal Lamy, già direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), per la missione su “Oceani puliti”. La professoressa Hanna Gronkiewicz-Waltz, ex sindaco di Varsavia, andrà invece a presiedere il board per la missione “Smart Cities”, mentre Cees Veerman, ex ministro olandese dell’agricoltura, quello per la missione “Terreni sani e cibo”. Qui c’è invece la lista di tutti i membri. Tra gli italiani, troviamo Walter Ricciardi (Università Cattolica) nel board “Cancro”; Maria Cristina Pedicchio (presidente di OGS Trieste e del Comitato Tecnico-Scientifico di APRE) nel board “Oceani”; Anna Lisa Boni (Eurocities) nel board Smart Cities; Catia Bastioli (amministratore delegato di Novamont e presidente di Terna) nel board “Terreni sani e cibo”.

Partenariati – La revisione del complesso dei partenariati di R&I è in corso nell’ambito del Comitato di Programma Shadow: protagonisti la Commissione e le delegazione degli Stati Membri. L’esecutivo europeo ha presentato a inizio maggio il pacchetto dei 44 partenariati previsti per Horizon Europe, articolati secondo le tre nuove tipologie: partenariati istituzionalizzati (le iniziative basate sugli articoli 185 e 187 del TFUE, come Eurostars e Clean Sky); partenariati co-programmati (i partenariati pubblico-privato contrattuali, come Factories of the Future); partenariati co-finanziati (i vecchi ERA-NET). L’obiettivo è arrivare a definire un pacchetto consolidato in vista della prossima riunione del Comitato di Programma Shadow (12 settembre). Nel frattempo, la Commissione ha pubblicato le valutazioni d’impatto iniziale e lanciato altrettante consultazioni (scadenza: 27 agosto!) in vista della costituzione dei nuovi partenariati istituzionalizzati. Undici sono quelli identificati al momento: EU-Africa Global Health Partnership, Innovative Health, Metrology, Clean Aviation, Integrated Air Traffic Management, Circular bio-based Europe, Clean Hydrogen, Innovative SMEs, Key Digital Technologies, Smart Networks and Services, High Performance Computing. Il processo di definizione dei partenariati istituzionalizzati dovrebbe prevedere in autunno una più ampia consultazione pubblica, passaggio necessario affinché la Commissione possa adottare poi la proposta legislativa per «istituire» le nuove iniziative basate sugli articoli 185 e 187 del TFUE.

L’Implementation Strategy – In parallelo alla pianificazione strategica, la Commissione ha iniziato a progettare l’implementation strategy di Horizon Europe: l’obiettivo è definire gli aspetti più strettamente gestionali («will set out how the programme will be managed in practice») prima dell’avvio del programma: programmi di lavoro, presentazione e valutazione della proposta, Model Grant Agreement, disseminazione e sfruttamento dei risultati, raccolta e trattamenti dei dati. L’esecutivo europeo ha pubblicato un documento di orientamento e lanciato una piccola consultazione pubblica (scadenza: 15 Settembre). Anche in questo caso, i primi risultati verranno presentati ed analizzati durante i R&I Days.

Pianificazione Strategica – Lanciata la prima consultazione pubblica

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.6 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE. 

A giugno è entrata nel vivo la pianificazione strategica: il processo che – partendo dal testo legislativo «consolidato» di Horizon Europe – porterà alla definizione del piano strategico e delle priorità di ricerca e innovazione dell’Unione per gli anni dal 2021 al 2024, preparando i contenuti dei programmi di lavoro e dei bandi di finanziamento del primo quadriennio del prossimo programma. A fine giugno è stata lanciata una prima consultazione pubblica in vista del Piano Strategico, mentre il 4 luglio la Commissione ha annunciato i nomi dei presidenti dei board per le Missioni. 

La consultazione pubblica in vista del Piano Strategico

La terza riunione (27-28 giugno) del Comitato di Programma Shadow – la sede in cui il piano strategico verrà discusso, limato e infine approvato – è stata dedicata soprattutto al tema dei partenariati (l’Italia – ricordiamo – è rappresentata nel comitato da Giuseppe Valditara, capo Dipartimento ‘Formazione Superiore e Ricerca’ al MIUR, e da Nando Minnella, responsabile della segreteria tecnica del ministero). La Commissione europea ha invece lanciato venerdì 28 la prima consultazione pubblica che contribuirà a definire il piano strategico. L’obiettivo, dice la Commissione, è raccogliere contributi da chiunque – stakeholder o singoli cittadini – sia interessato alla formulazione delle future priorità dell’UE in materia di ricerca e innovazione.

Tali priorità, che saranno scolpite nel piano strategico di Horizon Europe, dovranno però essere formulate in linea con gli orientamenti della nuova Commissione e le linee guida del prossimo ciclo istituzionale: è per questo motivo che la consultazione formalmente non presenta la bozza di piano strategico, ma il documento che dovrà orientarne i contenuti. La scadenza per la consultazione è fissata all’8 settembre 2019. I contributi raccolti saranno esaminati, presentati e ulteriormente discussi ai R&I days, che si terranno a Bruxelles dal 24 al 26 settembre, e contribuiranno a definire le versioni successive del documento. L’obiettivo della Commissione è ottenere per l’inizio del 2020 – una volta insediato il nuovo collegio dei Commissari – tutti gli elementi necessari ad adottare il piano strategico e avviare la preparazione dei programmi di lavoro di Horizon Europe.

Partenariati – I commenti degli Stati Membri

La revisione del complesso dei partenariati di R&I è in corso nell’ambito del Comitato di Programma Shadow: protagonisti la Commissione e le delegazione degli Stati Membri. L’Esecutivo europeo ha presentato a inizio maggio il pacchetto dei 44 partenariati previsti per Horizon Europe, articolati secondo le tre nuove tipologie: partenariati istituzionalizzati (le iniziative basate sugli articoli 185 e 187 del TFUE, come Eurostars e Shift2Rail); partenariati co-programmati (i partenariati pubblico-privato contrattuali, come Factories of the Future); partenariati co-finanziati (i vecchi ERA-NET). Il pacchetto è stato oggetto di una consultazione scritta nell’ambito del Comitato Shadow.

La Commissione ha sintetizzato in un report i commenti forniti dagli Stati Membri: le delegazioni hanno proposto – tra le altre cose – di aggiungere 25 partenariati ai 44 già previsti, ma l’intenzione del governo europeo è di limitare al massimo a 5 le nuove aggiunte. Le negoziazioni proseguiranno nel corso dell’estate (nelle prossime settimane la Commissione si confronterà con i singoli consorzi in formazione per discutere individualmente le singole partnerships), con l’obiettivo di arrivare a definire un pacchetto consolidato in vista della prossima riunione del Comitato Shadow (12 settembre). Mentre i partenariati co-programmati e co-finanziati saranno alla fine inclusi nel piano strategico, i partenariati istituzionalizzati dovranno passare per una valutazione d’impatto iniziale e una relativa consultazione pubblica ad hoc (che dovrebbe essere lanciata a giorni): il passaggio necessario affinché la Commissione possa adottare poi la proposta legislativa per «istituire» le nuove iniziative basate sugli articoli 185 e 187 del TFUE.

Tutto sul processo di revisione sui partenariati, sul sito del progetto ERA-Learn

Missioni – I presidenti dei board

Sono stati annunciati il 4 luglio, in occasione del Consiglio Competitività informale di Helsinki, i presidenti dei cinque board per le missioni. Connie Hedegaard, ex commissario europeo, presedierà il board per la missione sul cambiamento climatico. Il professor Harald zur Hausen, premio Nobel per la medicina, sarà presidente per la missione su “Cancro”; e Pascal Lamy, già direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), per la missione su “Oceani e acque puliti”. La professoressa Hanna Gronkiewicz-Waltz, ex sindaco di Varsavia, andrà invece a presiedere il board per la missione “Smart Cities”, mentre  Cees Veerman, ex ministro olandese dell’agricoltura, quello per la missione “Terreni sani e cibo”.

I Mission board si occuperanno di elaborare i contributi e le raccomandazioni per identificare le missioni specifiche di R&I nel piano strategico di Horizon Europe. Saranno composti da un massimo di quindici membri l’uno: entro l’estate la Commissione dovrebbe completare la selezione dei board, affinché i gruppi possano insediarsi e iniziare a lavorare a partire da settembre.

Cosa farà APRE?

Come preannunciato durante la Conferenza Annuale 2019, APRE avvierà un percorso comune con i propri Soci allo scopo di esercitare un ruolo pro-attivo rispetto alla formulazione della pianificazione strategica e alla preparazione dei programmi di lavoro di Horizon Europe. Il primo importante passaggio è l’elaborazione di un documento di posizionamento sul piano strategico, che APRE utilizzerà – tra le altre cose – per rispondere alla consultazione pubblica. Per maggiori informazioni: Mattia Ceracchi – ceracchi@apre.it. 

GIURI Annual Event 2019 | Horizon Europe – The Way Forward

11 July 2019 | 10.30
Emilia-Romagna EU Delegation | Rue Montoyer 21, Brussels

Agenda – GIURIAnnual2019_AgendaNew
Registrations – RSVP

Following the EU political agreement on Horizon Europe – the Research and Innovation Framework Programme 2021-27 – a window of challenges and opportunities opens up to R&I actors, to develop a new strategic vision. 

The focus of the GIURI, together with the entire Brussels-based R&I community, is now shifting towards the strategic planning, the priority-setting co-designed process that will «translate» the legislative texts into R&I key orientations, while preparing the contents of Horizon Europe Work Programmes and the related calls for proposals. 

Starting from the main agreed upon legislative elements of Horizon Europe, the 2019 GIURI Annual Event will offer a setting for illustrating and debating on how the European Commission is going to co-design the next Programme through the strategic planning: defining the EU’s Research and Innovation 2021 to 2024 priorities and launching Missions and new R&I partnerships, in line with the agenda of the next European Commission.

The event will address the most relevant European R&I stakeholders that are engaged in the process of outlining and co-designing the new Horizon Europe, heading towards the R&I Days in September.

The GIURI is the informal group representing the Italian Research and Innovation community in Brussels, the platform bringing together more than 60 EU Liaison Offices of the Italian R&I stakeholders (universities, research centers, industries, trade associations, financial intermediaries, regions and local bodies). While promoting knowledge exchange, joint actions and cooperation between its members, the platform acts as an informal interface between the R&I Italian community and the EU institutions. Since 2017 APRE – Agency for the Promotion of European Research has coordinated the GIURI.

Hosted and sponsored by Regione Emilia-Romagna and ART-ER

 

APRE Roundtable on “EIC, Missions and Clusters” – executive Report

Three of the most-debated issues among the EU Research & Innovation community will become a reality as Horizon Europe is launched: cross-disciplinary and cross-sectoral Clusters, resulting from the integration of societal challenges and industrial technologies; the R&I Missions, that will define ambitious and R&I-relevant targets to finally stimulate the interest of European citizens around research and innovation; and the European Innovation Council, the expected “one stop shop” for supporting all forms of innovation under the Framework Programme.

On the 13th June 2019, APRE – Italian Agency for the Promotion of European Research organised – in the context of initiatives “Towards Horizon Europe” – the RoundTable EIC, Clusters and Missions: A Threefold Perspective to Empower Innovation. The aim of the roundtable was to raise awareness and facilitate an exchange of views about those three key novelties in Horizon Europe, while highlighting possible suggestions for their definition, governance and implementation. The event gathered more than 40 participants among European institutions representatives and stakeholders from academia, research and industrial organisations.

TAKEAWAYS

The following takeaways emerged from the roundtable.

  • Horizon Europe Pillar II Global Challenges and Industrial Competitiveness and the six cross-disciplinary and cross-sectoral clusters will strengthen the impact-driven approach of the Programme, and will specifically support applied research, i.e. «research with a purpose». In view of the Work Programme and calls preparation, the European Commission could explore the possibility to set the targeted impact and then come to the definitions of activities, resources and conditions that are needed to achieve it (this may be a significant difference from Horizon 2020, where the expected impact usually follows the description of activities and the expected EU contribution).

  • United Nations’ Sustainable Development Goals are expected to provide an overall policy framework for Horizon Europe. The strategic plan – the outcome of a priority-setting co-designed process focusing on Pillar II, i.e. the strategic planning – will inter alia draw up R&I key orientations for the first four years of the Programme (2021-24) and will be finalised only when the priorities of the next European Commission are established (i.e. not earlier than the end of 2019). The consultation document to prepare the strategic plan, to be published soon, will be mainly centred on the impact that stakeholders and the general public expect from R&I investments, with the first phase of consultation lasting from 8 to 10 weeks and be opened till the beginning of September.

Read the other takeaways and download the full report here: ExReport_13June