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Horizon Europe, il voto finale del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha approvato il 27 aprile il testo legislativo principale di Horizon Europe, che definisce, tra gli altri aspetti, la struttura e gli obiettivi del programma, il bilancio e l’articolazione interna, le forme e le regole di erogazione dei finanziamenti. Il voto degli eurodeputati arriva al termine di tre anni complessivi di negoziato (la proposta iniziale della Commissione risale a giugno 2018) e conferma l’intesa politico-istituzionale raggiunta a dicembre scorso, già approvata dal Consiglio a marzo.

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Horizon-europe.it è ora on line!

APRE LANCIA IL SITO E LA GUIDA IN ITALIANO SUL NUOVO PROGRAMMA QUADRO R&I

È on line www.horizon-europe.it: il sito in italiano dedicato al nuovo Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione 2021 – 2027. Disponibili informazioni e documenti, aggiornamenti in tempo reale e contatti utili per conoscere e partecipare ai bandi, oltre alla prima Guida completa a Horizon Europe per approfondire cosa è, cosa finanzia, come partecipare.

Ospitato nel nuovo sito dell’APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, il canale dedicato a Horizon Europe rappresenta una porta di accesso diretta e semplice alle informazioni tecniche e agli aggiornamenti in tempo reale dai Team tematici che in APRE forniscono assistenza gratuita sui bandi del Programma Quadro.

Già disponibile nel sito APRE e completamente gratuita anche la pubblicazione “Horizon Europe – La Guida. Cos’è, cosa finanzia, come partecipare”, con la prefazione di Maria Cristina Messa, Ministro dell’Università e della Ricerca. Una bussola per i ricercatori e gli innovatori, ma anche per chi per la prima volta si avvicina al mondo della ricerca e innovazione europea. La Guida esplora i temi del Programma Quadro, le sfide, i passaggi tecnici – cosa fare e come -, le azioni, gli obiettivi.

www.horizon-europe.it e “Horizon Europe – La guida. Cos’è, cosa finanzia, come partecipare” sono iniziative “2021, Horizon Europe!”, la campagna di informazione e approfondimento promossa da APRE, in occasione del nuovo Programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’Unione europea, pensata per la comunità italiana R&I.

 

Per saperne di più visita il nuovo sito www.apre.it

Nuova strategia di cooperazione internazionale in R&I: il Policy Input di APRE

APRE ha pubblicato oggi il Policy Input “A new Global Approach on R&I”, il proprio contributo in vista della nuova strategia di cooperazione internazionale in materia di ricerca, innovazione, gioventù e sport, che la Commissione europea prevede di pubblicare a fine aprile. L’obiettivo della Commissione è rinnovare le proprie linee guida sul tema, alla luce dei nuovi assetti geopolitici, delle priorità europee attuali, dell’esperienza maturata nel corso della pandemia e del lancio di Horizon Europe (la strategia attuale risale al lontano 2012).

Il Policy Input – utilizzato come risposta alla prima consultazione della Commissione – riprende in gran parte le raccomandazioni già contenute in precedenti documenti di posizionamento elaborati da APRE e dalla rete dei Soci negli scorsi anni.

Tra i messaggi principali espressi da APRE:

  • Il pieno sostegno all’approccio di apertura alla partecipazione dei paesi terzi confermato in Horizon Europe: la cooperazione internazionale rafforza le eccellenze europee e contribuisce ad affrontare compiutamente le sfide globali;
  • la condivisione della limitazione eccezionale alla partecipazione per salvaguardare gli interessi dell’Ue in linea con il concetto di Open Strategic Autonomy;
  • il forte apprezzamento per l’associazione del Regno Unito a Horizon Europe e l’invito alla Commissione a dare seguito al nuovo criterio di associazione finalizzando gli accordi con i paesi terzi like-minded;
  • l’invito alla Commissione a indirizzare la propria diplomazia scientifica,  ad esempio rafforzando la cooperazione in R&I con il vicinato Mediterraneo.

Il documento integrale è disponibile qui: APRE_PolicyInput_GlobalApproach_042021

Contatti

Mattia Ceracchi (ceracchi@apre.it)
Martina Desole (desole@apre.it)

Emergenza suolo: la Mission Soil Health and Food dell’UE delinea le azioni primarie di intervento

Co-creazione e sperimentazione di soluzioni; ricerca e innovazione; monitoraggio; educazione, formazione e comunicazione insieme a strategie e input concreti per la salvaguardia del suolo, lo sviluppo agricolo sostenibile e la sicurezza alimentare.

Questi i principali punti emersi durante l’evento nazionale di presentazione di “Caring for soil is caring for life” la missione di Horizon Europe proposta dal Mission Board Soil Health and Food, che si è svolto on line lo scorso 24 febbraio.

> Qui agenda e atti on line: https://www.versohorizoneurope.it/event/caring-for-soil-is-caring-for-life/

A seguire la sintesi degli interventi.


  • “Caring for soil is caring for life”, l’evento in breve

Organizzato dal Ministero dell’Università e della Ricerca in collaborazione con APRE (Agenzia della Promozione della Ricerca Europea), Santa Chiara Lab–Università di Siena e Fondazione Re Soil, l’evento, con oltre 1300 iscritti, ha visto la partecipazione di un nutrito panel di esperti, enti e istituzioni. Un primo incontro finalizzato non solo a creare consapevolezza sugli obiettivi e gli sviluppi della Missione, ma a iniziare un dialogo, un percorso di confronto diretto tra gli attori nazionali interessati alla salvaguardia e alla rigenerazione del suolo, con la proposta di azioni e soluzioni concrete

Obiettivo della Mission Board Soil Health and Food è contrastare il progressivo impoverimento e degrado del suolo che sta mettendo seriamente a rischio la salute dei cittadini in tutta Europa e garantire, entro il 2030, il 75% dei terreni europei sano e in grado di fornire servizi ecosistemici essenziali come la fornitura di cibo, sostenere la biodiversità, immagazzinare e regolare il flusso di acqua o mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

  • Cosa è emerso dal dibattito

Cristina Messa, Ministra dell’Università e della Ricerca: “Il Ministero dell’Università e della Ricerca sostiene lo strumento delle mission, in quanto mezzo efficace e trasversale di ricerca, innovazione e divulgazione, oltre che di unione tra scienziati, imprese e cittadini. In particolare il Ministero intende valorizzare la Mission Soil Health and Food che ha l’obiettivo ambizioso di risolvere una delle grandi sfide che oggi ci troviamo ad affrontare: la salute del suolo e del cibo. Per questi motivi, con il Piano nazionale delle ricerche (PNR) e il Recovery Plan potremo rafforzare lo sforzo della Mission per salvaguardare il pianeta e le generazioni future”.

Antonio Parenti, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea: “La salute del suolo sta assumendo un ruolo centrale in molte politiche, in modo particolare nell’ambito del Green Deal Europeo e delle strategie ad esso correlate: biodiversità, dal produttore al consumatore (Farm to Fork), patto europeo per il clima e strategie di adattamento. La Missione è uno strumento potente che incoraggia i cambiamenti. Dobbiamo impegnarci tutti e con tutti gli attori del processo: agricoltori, silvicoltori, aziende alimentari, rivenditori, ricercatori, pianificatori urbani e consumatori perché solo unendo le forze a tutti i livelli saremo in grado di vincere la sfida”.

Marco Falzetti, Direttore APRE: “Tra tutti gli elementi che il nuovo programma Horizon Europe ha introdotto, le missioni sono sicuramente tra quelle che meglio si accostano al termine novità. La focalizzazione su cinque grandi sfide di rilevanza strategica (Cancro, Clima, Oceani, Città intelligenti, Suolo) sono stati i temi strategici che la Commissione ha proposto e sui quali intende concentrare un’azione coordinata fortemente basata su ricerca ed innovazione, ma non solo, con l’obiettivo di dare concrete risposte su quei fronti. Ma il vero cambio di passo introdotto con le missioni è la volontà di ribaltare la prospettiva mettendo al centro di queste sfide non solo le comunità scientifiche di riferimento, ma soprattutto i non addetti ai lavori che sono i veri beneficiari finali dei risultati che si vogliono raggiungere. La missione diventa quindi una sfida ambiziosa fortemente comunicata e condivisa con il grande pubblico che vede nella chiarezza degli obiettivi e delle tempistiche del loro raggiungimento i suoi tratti essenziali”.

Angelo Riccaboni, rappresentante nazionale della Mission Soil Health and Food e Presidente del Santa Chiara Lab – Università di Siena: “Anche in Italia, come nel resto d’Europa, la salute del suolo è a rischio, minacciando le risorse naturali, le produzioni agro-alimentari e il benessere delle persone. Per ristabilire la salubrità dei terreni la Mission Soil Health and Food definisce delle chiare linee d’azione. In linea con tali indirizzi, anche nel nostro Paese saranno promossi i Living Lab e i Lighthouses, luoghi dove i processi di ricerca e innovazione sono integrati nelle comunità e in contesti di vita reale, mediante processi di co-creazione di conoscenza, con l’apporto di ricercatori, educatori, cittadini, insieme a imprenditori, agricoltori, gestori del paesaggio, e investitori. Saranno inoltre promossi una rigorosa attività di ricerca e innovazione sulla salute del suolo, l’affinamento degli indicatori per il monitoraggio e il coinvolgimento dei cittadini, a partire da quelli più giovani. Tale concretezza sarà fondamentale per raggiungere l’ambizioso obiettivo di risanare il 75% dei nostri suoli”.

Catia Bastioli, membro del Mission Board Soil Health and Food: “Il suolo è una risorsa fondamentale per supportare la fornitura di servizi ecosistemici essenziali per cibo, persone, natura e clima. Tuttavia, è sempre più a rischio a causa delle attuali pratiche di gestione, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e degli effetti del cambiamento climatico. L’obiettivo della Mission è che entro il 2030, almeno il 75% di tutti i suoli in ciascuno Stato Membro dell’UE sia sano o mostri un miglioramento significativo. La cooperazione tra i settori e l’impegno dei cittadini dovranno essere al centro della Mission. Lighthouse e livinglabs saranno strumenti essenziali di questo approccio, in cui ricercatori, aziende e cittadini lavoreranno insieme per creare conoscenza e progettare e testare buone pratiche e diffondendo soluzioni innovative. La salute del suolo è un obiettivo trasversale a molte strategie europee ed è fondamentale per raggiungere gli ambiziosi target del Green Deal. In questo scenario la bioeconomia circolare, che vede nel suolo il suo punto di partenza e di arrivo, rappresenta uno strumento essenziale per invertire la rotta della degradazione del suolo, creando valore nei territori”.

Massimo Iannetta, Delegato Nazionale Cluster 6 Horizon Europe: “Alla luce di quanto emerso in occasione dell’evento di lancio della Mission Soil Health and Food, occorre sottolineare l’enorme sforzo fatto dalla Commissione Europea nell’avviare un percorso indirizzato ad affrontare, tutti insieme, una delle più grandi emergenze del XXI secolo. Sarà decisivo l’impegno a livello nazionale, regionale e locale affinché ognuno faccia la sua parte nel perseguimento degli ambiziosi obiettivi della Mission, creando sinergie e convergenze di interessi tra tutti gli operatori coinvolti e nel mettere a sistema gli strumenti e le risorse disponibili”.

Giuseppe Corti, presidente Società Italiana di Pedologia: “In molte aree di Italia si perde 1 cm di suolo all’anno; si tratta del suolo più fertile che poi va in mare dove provoca l’eutrofizzazione e l’inquinamento delle acque. Di fronte a tutto ciò occorre aumentare la ricerca sul campo all’ennesima potenza, sviluppare filiere produttive per il disinquinamento e mentre disinquiniamo essere in grado di produrre prodotti no-food e gli scarti che da essi derivano”.

Michele Munafò, delegato ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: “Il nostro territorio è fortemente impermeabilizzato, quasi il doppio della media europea. Dal 2012 abbiamo iniziato a conteggiare tutto quello che abbiamo perso: in termini di consumo di suolo abbiamo perso la possibilità di produrre cibo per 3,7 milioni di quintali, abbiamo perso la possibilità di stoccare il carbonio 2 milioni di tonnellate di carbonio, la capacità di regolare il ciclo idrologico, con un danno economico stimato in 3 mld di euro all’anno. Abbiamo molto da fare, perché gli scenari che abbiamo provato a costruire non sono positivi e rassicuranti. Il consumo di suolo è una delle minacce che porta a degradare il territorio”.

Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana: “Già 15 anni fa si parlava del bisogno impellente di porre fine al degrado del suolo, soprattutto alla cementificazione, e siamo ancora qui solo a parlarne. Da un lato c’è il mondo dei buoni propositi, delle strategie, degli studi, dall’altro fuori ci sono le ruspe che stanno divorando due metri quadri di terreno al secondo e premono sull’acceleratore senza curarsi delle richieste della scienza. Ci sono città che vogliono costruire ospedali in terreni agricoli di classe due, anziché utilizzare edifici dismessi; nuovi poli logistici sulle risaie padane, nuove autostrade, nuove aree commerciali. La ricerca è importante, ma non basta. Quello che dobbiamo sapere è già noto, il suolo va difeso subito, perché la sua perdita è irreversibile: una legge sul consumo di suolo deve essere approvata il prima possibile”.

Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura Nazionale: “Quale agricoltore non è interessato a mantenere la ricchezza dei propri terreni e della loro fertilità? L’agricoltura avrà due fondamentali compiti: da una parte continuare a produrre beni primari per l’alimentazione delle persone e dall’altra avrà la sua centralità per la bioeconomia circolare. Scienza e ricerca dovranno essere fondamentali per garantire un aumento delle produzioni e la riduzione degli input. L’agricoltura dovrà coniugare la preservazione delle risorse naturali, aumentare la sua capacità di innovazione e ricerca e di soluzioni applicate all’agricoltura. Noi agricoltori abbiamo bisogno di operare in terreni fertili e non ci può essere una contrapposizione tra agricoltura e ambiente”.

Alessandro Apolito, dirigente Coldiretti: “Crediamo sia necessario rigenerare e investire sulla difesa del suolo fertile che è il nostro strumento di lavoro. Come agricoltori vogliamo contribuire alla transizione ecologica disegnata dall’Europa, anche attraverso il Recovery Plan, rendendo sempre più sostenibili le nostre imprese e le loro azioni ma abbiamo bisogno di una ricerca che sappia essere vicina e collegata alle esigenze delle imprese e nostra alleata nella sfida alla crisi climatica”

Adele Muscolo, Alternate del Rappresentante Nazionale: “Non c’è ancora una cultura del suolo nonostante i tanti interventi di sensibilizzazione a livelli differenti. Noi proponiamo un approccio bottom up, dalla scuola primaria alla scuola secondaria. Gli studenti vanno formati perché loro saranno gli operatori e gli educatori del domani. Ci stiamo attivando per promuovere modelli formativi in cui gli studenti saranno gli attori principali. I ragazzi andranno in azienda e in campo e impareranno cosa potranno fare per il suolo. Il progetto sarà esteso anche alle scuole medie secondarie, dove verranno trattati temi come il legame tra cibo, suolo e ambiente.

Debora Fino, Presidente di Re Soil Foundation:“La Fondazione Re Soil, Promossa dall’Università di Bologna, Coldiretti, Novamont e Politecnico di Torino, nasce con l’obiettivo di connettere le conoscenze scientifiche, tecnologiche, ambientali ed umanistiche per diventare punto d’incontro per le diverse realtà italiane ed europee che si dedicano al tema del suolo. Per contribuire al raggiungimento del target proposto dalla Mission Soil Health and Food, ReSoil Foundation si occuperà di supportare la promozione di standard elevati per la salute e la fertilità dei suoli e di sistemi di monitoraggio; rafforzare il legame tra agricoltura e ricerca attraverso la diffusione di “lighthouse farm” e di casi di eccellenza di agricoltura biologica e rigenerativa; connettere i progetti dedicati alla tutela del suolo alla bioeconomia e promuovere lo sviluppo di sistemi virtuosi di raccolta e trattamento del rifiuto organico per riportare sostanza organica in suolo. Educazione e formazione delle nuove generazioni e della società civile saranno al centro delle progettualità in via di sviluppo”.

Cristiana Tozzi, Santa Chiara Lab – Università di Siena: “Il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi della Mission Soil Health & Food richiede il contributo degli innovatori, delle imprese, degli studenti, delle istituzioni e dei cittadini di tutto il Paese.  Il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena si pone a loro servizio divulgando gli obiettivi e le azioni della Missione, valorizzando le iniziative organizzate in Italia e sostenendo le strutture impegnate nella co-creazione della conoscenza e della sperimentazione in materia di suolo e sistemi agroalimentari sostenibili.  Metterà inoltre a disposizione un Osservatorio di Buone Pratiche, Prima Observatory on Innovation (POI), una piattaforma digitale che già ospita oltre 50 buone pratiche aziendali e 100 progetti di ricerca e innovazione sostenibili e in grado di contribuire alla salubrità del suolo”.


> La registrazione dell’evento è disponibile nella pagina dell’evento : https://www.versohorizoneurope.it/event/caring-for-soil-is-caring-for-life

 > Info:

 

 

Mission Soil: Caring for soil is caring for life – Suolo sano, opportunità per il futuro

Caring for soil is caring for life – Suolo sano, opportunità per un futuro sostenibile

È il titolo della missione di Horizon Europe proposta dal Mission Board Soil Health and Food. Ne parliamo insieme il prossimo 24 febbraio dalle ore 9.30, con un primo incontro di presentazione nazionale dell’iniziativa  organizzato dal Ministero dell’Università e della Ricerca  in collaborazione con APRE – Agenzia della Promozione della Ricerca Europea, Santa Chiara  Lab – Università di Siena e Fondazione ReSoil.

Il Consiglio chiude l’accordo su Horizon Europe – i testi

I ministri della ricerca dei 27 Stati Membri – riuniti per il Consiglio Competitività (Ricerca e Innovazione) – hanno raggiunto ieri (29 settembre) l’accordo sui testi legislativi di Horizon Europe, approvando gli orientamenti generali (General Approach) sul regolamento / programma quadro e sulla decisione / programma specifico. L’accordo chiuso dal Consiglio – sotto la guida della presidenza tedesca – definisce gli aspetti rimasti esclusi dal  compromesso interistituzionale dell’aprile 2019 e fa segnare un passaggio decisivo verso l’approvazione definitiva del prossimo programma. A stretto giro – ora che anche la posizione del Consiglio è definita – potranno riprendere i negoziati interistituzionali (triloghi) con Commissione e Parlamento: i prossimi due mesi dovrebbero essere dunque sufficienti per adottare ufficialmente i testi legislativi di Horizon Europe e assicurare l’avvio del programma il 1° gennaio 2021.

La posizione del Consiglio

L’accordo raggiunto in Consiglio definisce i tre aspetti rimasti esclusi dal compromesso dell’aprile 2019: la ripartizione interna del bilancio e dei finanziamenti supplementari provenienti da Next Generation EU; le norme sulla cooperazione internazionale e sull’associazione dei paesi terzi; le disposizioni sulle sinergie con gli altri programmi di finanziamento europei (quest’ultimo aspetto era stato parzialmente definito dagli Stati membri a novembre 2019). 

Per quanto riguarda la ripartizione della dotazione finanziaria proveniente dal Quadro finanziario pluriennale 2021-27 – ridotta da 83,4 a 75,9 miliardi, in prezzi 2018, dall’accordo del Consiglio europeo di luglio scorso (da 94,1 a 85,5 miliardi in prezzi correnti) – i ministri suggeriscono un taglio lineare del 10% per tutte le aree tematiche del programma, che riflette la riduzione della dotazione complessiva concordata dai Leader e mantiene invariati gli equilibri tra i vari temi rispetto alla proposta originaria della Commissione Juncker (giugno 2018). L’unica eccezione al taglio lineare è la decisione di destinare 200 milioni aggiuntivi alle Marie Sklodowska Curie Actions (MSCA), sottraendo una cifra equivalente alla dotazione dello European Innovation Council. 

Sui finanziamenti supplementari provenienti da Next Generation EU – che il Consiglio europeo di luglio aveva complessivamente ridotto a 5 miliardi (prezzi 2018) dai 13,5 proposti dalla Commissione von der Leyen – i ministri hanno deciso di non proporre una suddivisione puntuale delle cifre, limitandosi ad affermare che tali «risorse aggiuntive devono essere destinate esclusivamente ad azioni di ricerca e innovazione volte ad affrontare le conseguenze della crisi COVID-19, in particolare il suo impatto economico e sociale». Un approccio flessibile che nei fatti sembra sostenere la proposta della Commissione di ripartire i fondi tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. 

Per quanto riguarda le norme sulla cooperazione internazionale e sull’associazione dei paesi terzi, il Consiglio ha fatto largamente suo l’approccio della proposta iniziale della Commissione, confermando tra le altre cose la possibilità di associazione al programma dei paesi avanzati con un buon potenziale di R&I. Ma ha deciso di inserire una nuova disposizione intesa a preservare la sovranità tecnologica dell’Unione, affermando da un lato che «per le azioni relative alle risorse strategiche, agli interessi, all’autonomia o alla sicurezza dell’Unione, il programma di lavoro può prevedere che la partecipazione possa essere limitata ai soli soggetti giuridici stabiliti negli Stati membri o ai soggetti giuridici stabiliti in determinati paesi associati o in altri paesi terzi» e dall’altro che «per motivi debitamente giustificati ed eccezionali, al fine di garantire la tutela degli interessi strategici dell’Unione e dei suoi Stati membri, il programma di lavoro può anche escludere» dalle singole call for proposals «la partecipazione di soggetti giuridici stabiliti nell’Unione o in paesi associati controllati direttamente o indirettamente da paesi terzi non associati o da soggetti giuridici di paesi terzi non associati, o subordinare la loro partecipazione a condizioni stabilite nel programma di lavoro».

I prossimi due mesi

Ora che la posizione degli Stati membri su Horizon Europe è completamente definita, potranno riprendere, già dalla settimana prossima, i negoziati interistituzionali (triloghi) tra Consiglio, Parlamento e Commissione per trovare un accordo sui tre aspetti rimasti esclusi dal compromesso dell’aprile 2019. Sui quali, ricordiamo, la posizione della Commissione rimane quella delineata nella proposta originaria del 2018, integrata a giugno con la proposta di suddividere i fondi aggiuntivi di Next Generation EU tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. Mentre la posizione del Parlamento si ritrova nella relazione del dicembre 2018, in cui gli eurodeputati, tra le altre cose, suggerirono una ripartizione in valori percentuali tra i diversi temi del programma, sulla base però di una dotazione complessiva di 120 miliardi.

Delle novità in Horizon Europe e dei temi più caldi dell’agenda europea R&I parleremo durante la Conferenza Annuale APRE 2020 “VERSO UN NUOVO FUTURO. La Ricerca & Innovazione europea in rete”, dal 19 al 23 ottobre on line.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.  Scopri il programma, gli speaker dalla Commissione europea e dalla comunità R&I italiana e registrati su www.aprecon2020.it

“VERSO UN NUOVO FUTURO”: dal 19 al 23 ottobre on line la Conferenza annuale APRE 2020

Conferenza Annuale APRE 2020

VERSO UN NUOVO FUTURO.
La Ricerca & Innovazione europea in rete
19 – 23 ottobre, on line
#aprecon2020

> www.aprecon2020.it

 

La Conferenza Annuale APRE è uno degli eventi di riferimento per la comunità italiana Ricerca e Innovazione. Questanno la partecipazione è libera e aperta a tutti. 

Cinque giorni on line, in un programma di confronti, workshop e sessioni informative con alti rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, esperti APRE e autorevoli voci dalla rete dei soci APRE e dalla più ampia comunità. Dalla Commissione europea, tra gli altri: Jean-Eric Paquet Direttore generale DG Ricerca e Innovazione e i direttori, John Bell, Healthy Planet, Peter Droell, Prosperity, Cristina Russo, Cooperazione Internazionale.

I TEMI DELLA CONFERENZA

La Conferenza Annuale APRE 2020 è un’occasione di confronto e apprendimento su politiche, approcci e finanziamenti europei per l’intero ecosistema R&I.

Green Deal, Cooperazione internazionale e sovranità tecnologica, Rinascimento digitale, Innovazione, Competitività del sistema industriale europeo, le sfide al centro del nuovo programma quadro ricerca e Innovazione Horizon Europe: questi tra i principali temi in agenda.

PER CHI È DISEGNATA LA CONFERENZA

Un appuntamento da non perdere per: ricercatori e università, industria e piccole-medie imprese, pubblica amministrazione e agenzie territoriali di sviluppo, comunità di innovatori e organizzazioni della società civile.


CINQUE GIORNI, QUATTRO FORMAT, UNA CONFERENZA DA NON PERDERE!

I lavori della Conferenza partono on line il 19 ottobre, alle ore 15.00 con l’Opening della Conferenza Annuale APRE 2020.

Dal 19 al 23 ottobre, ogni giorno appuntamento on line con gli APREdialogue, gli APREbrief, gli APREmug e gli APREspace in programma.

Per saperne di più sui format e gli ospiti in programma e per registrarti alle sessioni di interesse vai al sito della Conferenza Annuale APRE 2020

Sui social:  #aprecon2020

 

Vi aspettiamo on line!

 

 

Horizon Europe, nuova consultazione sul piano strategico

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.8/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

Un programma da 80,9 miliardi – Ripartiamo da dove eravamo rimasti. L’accordo raggiunto a luglio in Consiglio Europeo sul Piano di ripresa e il Quadro finanziario pluriennale ha fissato per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 80,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 75,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 dal nuovo Recovery Instrument. Il punto di caduta rappresenta un taglio cospicuo (13,5 miliardi in meno, riduzione del 14,3%) per il bilancio del prossimo programma quadro rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen, che aveva suggerito una dotazione complessiva di 94,4 miliardi (dei quali 80,9 provenienti dal Qfp 2021-27 e 13,5 dal Recovery Instrument). A meno di clamorosi colpi di scena o improbabili concessioni ottenute dal Parlamento europeo, il programma quadro di ricerca e innovazione avrà dunque una dotazione di 80,9 miliardi in prezzi 2018 per gli anni dal 2021 al 2027, la cifra con cui tutti dovremo (letteralmente) fare i conti.

La ripartizione interna del bilancio – Spetta ora soprattutto agli Stati Membri in sede di Consiglio Ue, d’intesa con Commissione e Parlamento, trovare la quadra sulla ripartizione interna del programma, uno degli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019. Sul punto, la posizione della Commissione rimane quella delineata nella proposta originaria del 2018, integrata a giugno con la proposta di suddividere i fondi aggiuntivi (ridotti ora da 13,5 a 5 miliardi) tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. Mentre la posizione del Parlamento si ritrova nella relazione del dicembre 2018, in cui gli eurodeputati suggerirono una ripartizione in valori percentuali tra i diversi temi del programma, sulla base, però, di una dotazione complessiva di 120 miliardi.

Il piano strategico – il 1° settembre, la Commissione ha lanciato un’ulteriore consultazione pubblica per contribuire alla definizione del piano strategico per gli anni 2021-24: resterà aperta fino al 18 settembre e dovrà fornire gli ultimi input per consolidare il documento finale. Come ricorderete, il processo di elaborazione del documento era ripreso a inizio 2020, dopo l’insediamento della Commissione von der Leyen: l’esecutivo Ue aveva iniziato a mettere insieme tutti i pezzi – il testo legislativo consolidato definito ad aprile 2019, gli impatti attesi contenuti nel documento di orientamento, le nuove priorità politiche dell’esecutivo von der Leyen – ed illustrato agli Stati Membri la bozza finale prima della pausa estiva, in sede di comitato di programma Shadow. La consultazione pubblica e i R&I Days (che si terranno dal 22 al 24 settembre) dovrebbero consentire di chiudere il processo. L’obiettivo della Commissione è giungere all’adozione del documento a ottobre, ma i tempi del via libera finale sono legati all’evoluzione positiva del negoziato legislativo e alla definizione delle missioni specifiche.

Le missioni– A giugno i Mission Board avevano presentato le proposte di missioni specifiche (i titoli), che scaturiscono dalle 5 «aree di missione» identificate nel testo legislativo (cambiamento climatico, cancro, oceani e acque puliti, smart cities, terreni sani e cibo). Il processo di rifinitura delle missioni sta proseguendo sia all’interno del comitato strategico (e dei relativi mission group), sia attraverso l’azione di coinvolgimento di cittadini e società civile, che continua a prevedere la realizzazione di eventi in diversi format a livello nazionale ed europeo (gli eventi italiani sono raccolti qui man mano che vengono programmati: a settembre ne sono previsti due sulla missione Cancro). La Commissione ha inoltre lanciato a inizio mese una call for ideas sul sito dedicato per raccogliere opinioni e spunti da parte dei soggetti interessati (c’è tempo fino al 14 settembre). I board dovrebbero presentare le proprie raccomandazioni conclusive ai R&I days del 22-24 settembre. Sarà infine la Commissione, presumibilmente entro ottobre, a tirare le fila del lavoro, annunciando le missioni selezionate da integrare nel piano strategico 2021-24.

Horizon Europe: i Mission board propongono le missioni specifiche

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.6/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

La proposta di bilancio per il 2021 – Sulla base del piano di ripresa, la Commissione ha presentato la proposta di bilancio annuale europeo per il 2021: 166,7 miliardi di euro. A questi vanno ad aggiungersi i fondi di Next Generation EU: 211 miliardi in sovvenzioni e circa 133 in prestiti. Ad Horizon Europe l’esecutivo Ue propone di destinare nel 2021 12,3 miliardi dal bilancio comune tradizionale e 5 miliardi dal Recovery Instrument: se confermato, l’ammontare complessivo di 17,3 miliardi rappresenterebbe il più sostanzioso bilancio annuale di sempre per i fondi europei di ricerca e innovazione.

Il negoziato legislativo – Le cose hanno iniziato di nuovo a muoversi sul fronte legislativo: a inizio giugno la Commissione ITRE del Parlamento europeo ha deciso infatti di riprendere i negoziati interistituzionali con il Consiglio sugli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019: il bilancio complessivo del programma e la sua articolazione interna; le norme sull’associazione dei paesi terzi; le sinergie con gli altri programmi settoriali. A sei mesi dal lancio ufficiale del nuovo programma, il negoziato è comunque sostanzialmente fermo ai risultati raggiunti ad aprile 2019. Affinché i triloghi possano effettivamente ricominciare occorrerà attendere, da un lato, la chiusura dell’accordo sul Qfp, che determinerà la dotazione finanziaria definitiva del prossimo programma; dall’altro, la definizione della posizione degli Stati Membri (Consiglio UE) sui tre aspetti rimasti fuori dal testo consolidato dello scorso anno (per i quali, invece, il Parlamento europeo aveva già prodotto una propria posizione a novembre 2018).

Le (proposte di) missioni specifiche – I mission board hanno finalmente presentato le proposte di missioni specifiche (i titoli), che scaturiscono dalle 5 «aree di missione» identificate nel testo legislativo (cambiamento climatico, cancro, oceani e acque puliti, smart cities, terreni sani e cibo). Il processo di rifinitura delle missioni prosegue ora sia all’interno del comitato strategico, sia attraverso l’azione di coinvolgimento di cittadini e società civile, che continuerà a prevedere la realizzazione di eventi in diversi format a livello nazionale ed europeo nel corso dell’estate. I board dovranno presentare le proprie raccomandazioni conclusive ai R&I days di settembre prossimo. Sarà infine la Commissione, a fine anno, a tirare le fila del lavoro, annunciando le missioni selezionate da integrare nel piano strategico 2021-24.

I nuovi partenariati – Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, la Commissione ha effettuato valutazioni d’impatto che hanno contribuito a identificare il portafoglio dei 49 potenziali partenariati, incluso nella versione attuale del documento di orientamento e articolato secondo le tre nuove tipologie: partenariati istituzionalizzati; partenariati co-programmati; partenariati co-finanziati. Mentre la lista finale dei partenariati co-programmati e co-finanziati è discussa nel Comitato di Programma Shadow e verrà inclusa direttamente nel piano strategico, le 12 proposte di partenariato istituzionalizzato devono invece essere sottoposte a una valutazione d’impatto ad hoc, affinché la Commissione possa adottare le proposte legislative per «istituire» le nuove iniziative basate sugli articoli 185 e 187 del TFUE. Al momento, la gran parte delle proposte dei partenariati previsti sono in fase avanzata di elaborazione. È possibile reperire il materiale dettagliato, inclusa la composizione provvisoria e la scheda contenutistica di ciascun partenariato, sulla nuova pagina dedicata. La novità emersa nelle ultime settimane, annunciata dalla Commissaria Gabriel nel corso dell’ultima audizione al Parlamento europeo, riguarda l’istituzione del nuovo partenariato sulla preparazione alle pandemie e la resilienza della società: potrebbe essere il cinquantesimo.

La Commissione rivede al rialzo il bilancio di Horizon Europe

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.5/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

ll piano per la ripresa da 1850 miliardi complessivi proposto il 27 maggio dalla Commissione per risollevare l’economia europea dalla crisi pandemica rafforza in maniera significativa la dotazione finanziaria di Horizon Europe, proponendo di assegnare al prossimo programma quadro una dotazione finanziaria di 94,4 miliardi di euro (in prezzi 2018). Nel frattempo, le cose iniziano di nuovo a muoversi sul fronte legislativo: il Parlamento europeo ha deciso infatti di riprendere i negoziati interistituzionali con il Consiglio sugli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di un anno fa. 

Horizon Europe nel piano per la ripresa – La nuova proposta della Commissione fissa per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 94,4 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 80,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 13,5 dal nuovo Recovery Instrument. Presi da soli, gli 80,9 miliardi del Qfp riflettono al centesimo la proposta di compromesso del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel dello scorso febbraio e rappresentano un taglio contenuto rispetto al bilancio presentato da Jean Claude Juncker nel maggio 2018 (83,4 miliardi in prezzi 2018, pari a 94,1 miliardi in prezzi correnti). Considerata nel complesso, però – come andrebbe onestamente fatto – la proposta von der Leyen aumenta i fondi dedicati al programma quadro per gli anni 2021-27 del 13% rispetto al piano del suo predecessore e del 16,5% rispetto al compromesso Michel, un incremento significativo e – ad eccezione di InvestEU – unico tra i programmi tradizionali del bilancio. 

Dove andranno i nuovi fondi?Nell’aggiornamento del testo legislativo proposto – pubblicato lo scorso 2 giugno – la Commissione non offre il dettaglio sulla ripartizione interna dei nuovi fondi, ma specifica che essi andranno ad incrementare la dotazione finanziaria dei Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e dello European Innovation Council, consentendo di finanziare attività essenziali di ricerca nel campo della salute, la resilienza e la transizione verde e digitale, e di offrire ulteriori strumenti per sostenere l’innovazione rivoluzionaria. In particolare, i finanziamenti aggiuntivi contribuiranno a rafforzare la preparazione a rispondere in modo efficace e rapido alle emergenze e integreranno i fondi del nuovo EU4Health. Nel settore della salute, il potenziamento del nuovo programma sarà utilizzato per aumentare il supporto al contrasto alle pandemie (estensione degli studi clinici, misure di protezione innovative, virologia, vaccini, trattamenti e diagnostica, nuove politiche di sanità pubblica). 

Il negoziato legislativo – Le cose hanno iniziato di nuovo a muoversi sul fronte legislativo: il 5 giugno la Commissione ITRE del Parlamento europeo ha deciso infatti di riprendere i negoziati interistituzionali con il Consiglio sugli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019: il bilancio complessivo del programma e la sua articolazione interna; le norme sull’associazione dei paesi terzi; le sinergie con gli altri programmi settoriali. A sette mesi dal lancio ufficiale del nuovo programma, il negoziato è comunque sostanzialmente fermo ai risultati raggiunti un anno fa. Restiamo in attesa di un avanzamento concreto del dossier in Consiglio: è probabile che i lavori in gruppo consiliare ricerca riprendano e procedano in parallelo rispetto al negoziato sul piano per la ripresa, il cui esito determinerà la dotazione finanziaria definitiva di Horizon Europe.  

Il piano strategico – Negli ultimi tre mesi la Commissione ha iniziato a mettere insieme tutti i pezzi – il testo legislativo consolidato definito ad aprile 2019, gli impatti attesi contenuti nel documento di orientamento, le nuove priorità politiche – per arrivare alla formulazione degli orientamenti chiave di R&I (Key Strategic Orientations) per i primi quattro anni del nuovo programma. La discussione è in corso all’interno del comitato shadow di Horizon Europe: dopo l’illustrazione della prima struttura del documento, avvenuta alla riunione di fine aprile, la Commissione dovrebbe presentare a breve agli Stati membri e al Parlamento europeo una bozza completa di piano strategico, da definire ulteriormente e probabilmente sottoporre a consultazione pubblica nel corso dell’estate. L’obiettivo della Commissione è giungere all’adozione del documento (formalmente un atto di esecuzione – implementing act) in autunno, ma i tempi del via libera finale sono legati, da un lato, all’evoluzione positiva del negoziato legislativo, e dall’altro alla definizione delle missioni di R&I e dei nuovi partenariati, gli altri due elementi portanti del piano strategico.