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Horizon Europe, nuova consultazione sul piano strategico

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.8/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

Un programma da 80,9 miliardi – Ripartiamo da dove eravamo rimasti. L’accordo raggiunto a luglio in Consiglio Europeo sul Piano di ripresa e il Quadro finanziario pluriennale ha fissato per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 80,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 75,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 dal nuovo Recovery Instrument. Il punto di caduta rappresenta un taglio cospicuo (13,5 miliardi in meno, riduzione del 14,3%) per il bilancio del prossimo programma quadro rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen, che aveva suggerito una dotazione complessiva di 94,4 miliardi (dei quali 80,9 provenienti dal Qfp 2021-27 e 13,5 dal Recovery Instrument). A meno di clamorosi colpi di scena o improbabili concessioni ottenute dal Parlamento europeo, il programma quadro di ricerca e innovazione avrà dunque una dotazione di 80,9 miliardi in prezzi 2018 per gli anni dal 2021 al 2027, la cifra con cui tutti dovremo (letteralmente) fare i conti.

La ripartizione interna del bilancio – Spetta ora soprattutto agli Stati Membri in sede di Consiglio Ue, d’intesa con Commissione e Parlamento, trovare la quadra sulla ripartizione interna del programma, uno degli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019. Sul punto, la posizione della Commissione rimane quella delineata nella proposta originaria del 2018, integrata a giugno con la proposta di suddividere i fondi aggiuntivi (ridotti ora da 13,5 a 5 miliardi) tra i Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e lo European Innovation Council. Mentre la posizione del Parlamento si ritrova nella relazione del dicembre 2018, in cui gli eurodeputati suggerirono una ripartizione in valori percentuali tra i diversi temi del programma, sulla base, però, di una dotazione complessiva di 120 miliardi.

Il piano strategico – il 1° settembre, la Commissione ha lanciato un’ulteriore consultazione pubblica per contribuire alla definizione del piano strategico per gli anni 2021-24: resterà aperta fino al 18 settembre e dovrà fornire gli ultimi input per consolidare il documento finale. Come ricorderete, il processo di elaborazione del documento era ripreso a inizio 2020, dopo l’insediamento della Commissione von der Leyen: l’esecutivo Ue aveva iniziato a mettere insieme tutti i pezzi – il testo legislativo consolidato definito ad aprile 2019, gli impatti attesi contenuti nel documento di orientamento, le nuove priorità politiche dell’esecutivo von der Leyen – ed illustrato agli Stati Membri la bozza finale prima della pausa estiva, in sede di comitato di programma Shadow. La consultazione pubblica e i R&I Days (che si terranno dal 22 al 24 settembre) dovrebbero consentire di chiudere il processo. L’obiettivo della Commissione è giungere all’adozione del documento a ottobre, ma i tempi del via libera finale sono legati all’evoluzione positiva del negoziato legislativo e alla definizione delle missioni specifiche.

Le missioni– A giugno i Mission Board avevano presentato le proposte di missioni specifiche (i titoli), che scaturiscono dalle 5 «aree di missione» identificate nel testo legislativo (cambiamento climatico, cancro, oceani e acque puliti, smart cities, terreni sani e cibo). Il processo di rifinitura delle missioni sta proseguendo sia all’interno del comitato strategico (e dei relativi mission group), sia attraverso l’azione di coinvolgimento di cittadini e società civile, che continua a prevedere la realizzazione di eventi in diversi format a livello nazionale ed europeo (gli eventi italiani sono raccolti qui man mano che vengono programmati: a settembre ne sono previsti due sulla missione Cancro). La Commissione ha inoltre lanciato a inizio mese una call for ideas sul sito dedicato per raccogliere opinioni e spunti da parte dei soggetti interessati (c’è tempo fino al 14 settembre). I board dovrebbero presentare le proprie raccomandazioni conclusive ai R&I days del 22-24 settembre. Sarà infine la Commissione, presumibilmente entro ottobre, a tirare le fila del lavoro, annunciando le missioni selezionate da integrare nel piano strategico 2021-24.

Gli Stati Membri tagliano di 13,5 miliardi il bilancio di Horizon Europe

Il 21 luglio – all’alba del quinto giorno di vertice – Il Consiglio europeo ha trovato l’accordo su un Piano per la ripresa da 1824 miliardi complessivi (in prezzi 2018), che ridisegna il Quadro finanziario pluriennale 2021-27 in linea con l’impianto proposto dalla Commissione lo scorso maggio, confermando l’inclusione del nuovo Recovery Instrument (Next Generation EU) all’interno del bilancio comune europeo. L’accordo tra i Paesi membri, che dovrà ottenere il via libera del Parlamento europeo per diventare definitivo, rappresenta un passaggio storico per l’Unione, ma segna una battuta d’arresto significativa per la Ricerca e Innovazione europea, fissando la dotazione finanziaria di Horizon Europe a 80,9 miliardi, una riduzione sostanziale (-14,3%) rispetto alla proposta della Commissione di due mesi fa. 

Il nuovo bilancio, con Next Generation EU

L’accordo in Consiglio europeo fissa a 1074 miliardi la quota del “vecchio” Quadro finanziario pluriennale 2021-27, ritoccando al ribasso la proposta della Commissione del 27 maggio (1100 miliardi). A questi si aggiungono i 750 miliardi del nuovo Recovery Instrument, Next Generation EU. Il Consiglio conferma il carattere rivoluzionario della proposta iniziale (la Commissione potrà raccogliere i fondi prendendo denaro in prestito sui mercati finanziari per conto dell’Unione) e la cifra complessiva del nuovo strumento, ma ne modifica la ripartizione tra trasferimenti a fondo perduto (grants), che passano dai 500 miliardi proposti da von der Leyen a 390, e prestiti (loans), che aumentano di conseguenza da 250 a 360 miliardi.

L’accordo conferma il piatto forte dell’intero piano, il nuovo dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility), che erogherà trasferimenti e prestiti direttamente ai Paesi membri e la cui dotazione complessiva passa da 560 a 672,5 miliardi, ma punisce pesantemente i programmi europei che la Commissione aveva proposto di ritoccare al rialzo per allineare il nuovo bilancio alle priorità del piano di ripresa. Tra questi, il programma InvestEU (che passa dai 31,6 miliardi complessivi della proposta von der Leyen ad appena 8,4 miliardi); il nuovo programma EU4Health (da 9,4 miliardi a 1,7); il Fondo per la transizione giusta (da 40 miliardi complessivi a 17,5); Digital Europe (da 8,2 miliardi a 6,8). E Horizon Europe. 

Il bilancio di Horizon Europe: 80,9 miliardi

L’accordo raggiunto in Consiglio fissa per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 80,9 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 75,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 5 dal nuovo Recovery Instrument. Il punto di caduta rappresenta un taglio cospicuo (13,5 miliardi in meno, riduzione del 14,3%) per il bilancio del prossimo programma quadro rispetto alla proposta della Commissione von der Leyen, che aveva suggerito una dotazione complessiva di 94,4 miliardi (dei quali 80,9 provenienti dal Qfp 2021-27 e 13,5 dal Recovery Instrument).

Gli 80,9 miliardi rappresentano – non casualmente – la stessa cifra della proposta di compromesso di Charles Michel dello scorso febbraio e segnano un taglio sensibile anche rispetto al bilancio presentato da Jean Claude Juncker nel maggio 2018 (83,4 miliardi): entrambi i bilanci, ovviamente, non contemplavano l’esistenza di fondi aggiuntivi del piano di ripresa.  

I prossimi passaggi

Per diventare definitivo, l’accordo raggiunto in Consiglio sul nuovo bilancio comune e sul piano di ripresa dovrà ottenere il via libera del Parlamento europeo. Il voto di approvazione verrà presumibilmente fissato dopo la pausa estiva e l’esito pare scontato:  L’Eurocamera potrà infatti limitarsi ad accogliere o respingere in blocco il compromesso trovato dai Paesi membri, senza la possibilità di modificarlo. 

A meno di clamorosi colpi di scena, dunque, il programma quadro di ricerca e innovazione avrà una dotazione di 80,9 miliardi in prezzi 2018 per gli anni dal 2021 al 2027. Spetterà ora soprattutto agli Stati Membri in sede di Consiglio, d’intesa col Parlamento europeo, trovare la quadra sulla ripartizione interna del programma, sulla base dell’articolazione proposta dalla Commissione a giugno 2018 e – naturalmente – della dotazione complessiva stabilita dai Leader europei.  

La Commissione rivede al rialzo il bilancio di Horizon Europe

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.5/2 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

ll piano per la ripresa da 1850 miliardi complessivi proposto il 27 maggio dalla Commissione per risollevare l’economia europea dalla crisi pandemica rafforza in maniera significativa la dotazione finanziaria di Horizon Europe, proponendo di assegnare al prossimo programma quadro una dotazione finanziaria di 94,4 miliardi di euro (in prezzi 2018). Nel frattempo, le cose iniziano di nuovo a muoversi sul fronte legislativo: il Parlamento europeo ha deciso infatti di riprendere i negoziati interistituzionali con il Consiglio sugli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di un anno fa. 

Horizon Europe nel piano per la ripresa – La nuova proposta della Commissione fissa per Horizon Europe una dotazione finanziaria di 94,4 miliardi di euro in prezzi 2018, dei quali 80,9 provenienti dal tradizionale bilancio comune e 13,5 dal nuovo Recovery Instrument. Presi da soli, gli 80,9 miliardi del Qfp riflettono al centesimo la proposta di compromesso del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel dello scorso febbraio e rappresentano un taglio contenuto rispetto al bilancio presentato da Jean Claude Juncker nel maggio 2018 (83,4 miliardi in prezzi 2018, pari a 94,1 miliardi in prezzi correnti). Considerata nel complesso, però – come andrebbe onestamente fatto – la proposta von der Leyen aumenta i fondi dedicati al programma quadro per gli anni 2021-27 del 13% rispetto al piano del suo predecessore e del 16,5% rispetto al compromesso Michel, un incremento significativo e – ad eccezione di InvestEU – unico tra i programmi tradizionali del bilancio. 

Dove andranno i nuovi fondi?Nell’aggiornamento del testo legislativo proposto – pubblicato lo scorso 2 giugno – la Commissione non offre il dettaglio sulla ripartizione interna dei nuovi fondi, ma specifica che essi andranno ad incrementare la dotazione finanziaria dei Cluster 1, 4 e 5 (‘Health’, ‘Digital, Industry and Space’ e ‘Climate, Energy Mobility’) e dello European Innovation Council, consentendo di finanziare attività essenziali di ricerca nel campo della salute, la resilienza e la transizione verde e digitale, e di offrire ulteriori strumenti per sostenere l’innovazione rivoluzionaria. In particolare, i finanziamenti aggiuntivi contribuiranno a rafforzare la preparazione a rispondere in modo efficace e rapido alle emergenze e integreranno i fondi del nuovo EU4Health. Nel settore della salute, il potenziamento del nuovo programma sarà utilizzato per aumentare il supporto al contrasto alle pandemie (estensione degli studi clinici, misure di protezione innovative, virologia, vaccini, trattamenti e diagnostica, nuove politiche di sanità pubblica). 

Il negoziato legislativo – Le cose hanno iniziato di nuovo a muoversi sul fronte legislativo: il 5 giugno la Commissione ITRE del Parlamento europeo ha deciso infatti di riprendere i negoziati interistituzionali con il Consiglio sugli aspetti rimasti esclusi dall’accordo di aprile 2019: il bilancio complessivo del programma e la sua articolazione interna; le norme sull’associazione dei paesi terzi; le sinergie con gli altri programmi settoriali. A sette mesi dal lancio ufficiale del nuovo programma, il negoziato è comunque sostanzialmente fermo ai risultati raggiunti un anno fa. Restiamo in attesa di un avanzamento concreto del dossier in Consiglio: è probabile che i lavori in gruppo consiliare ricerca riprendano e procedano in parallelo rispetto al negoziato sul piano per la ripresa, il cui esito determinerà la dotazione finanziaria definitiva di Horizon Europe.  

Il piano strategico – Negli ultimi tre mesi la Commissione ha iniziato a mettere insieme tutti i pezzi – il testo legislativo consolidato definito ad aprile 2019, gli impatti attesi contenuti nel documento di orientamento, le nuove priorità politiche – per arrivare alla formulazione degli orientamenti chiave di R&I (Key Strategic Orientations) per i primi quattro anni del nuovo programma. La discussione è in corso all’interno del comitato shadow di Horizon Europe: dopo l’illustrazione della prima struttura del documento, avvenuta alla riunione di fine aprile, la Commissione dovrebbe presentare a breve agli Stati membri e al Parlamento europeo una bozza completa di piano strategico, da definire ulteriormente e probabilmente sottoporre a consultazione pubblica nel corso dell’estate. L’obiettivo della Commissione è giungere all’adozione del documento (formalmente un atto di esecuzione – implementing act) in autunno, ma i tempi del via libera finale sono legati, da un lato, all’evoluzione positiva del negoziato legislativo, e dall’altro alla definizione delle missioni di R&I e dei nuovi partenariati, gli altri due elementi portanti del piano strategico.

Horizon Europe: il punto a inizio anno

Questo articolo è un estratto della sezione “Horizon Europe” contenuta nel N.13 di APREbrussels, il canale d’informazione “da Bruxelles” dedicato ai Soci APRE.

Manca meno di un anno all’avvio ufficiale del nuovo programma (e dell’intera programmazione 2021-27): passi avanti significati nel percorso legislativo rispetto alla primavera scorsa – quando le istituzioni UE raggiunsero un accordo parziale su gran parte di Horizon Europe – non sono stati fatti (motivo principale: lo stallo delle trattative tra gli Stati Membri sul bilancio complessivo dell’UE per i prossimi sette anni). Prosegue nel frattempo il processo di pianificazione strategica: si stanno costituendo – e inizieranno presto a riunirsi – le configurazioni tematiche del comitato di programma. 

Il Quadro Finanziario Pluriennale, ci siamo? – Febbraio può essere il mese decisivo per sbloccare il negoziato sul prossimo bilancio europeo 2021-27. La proposta della presidenza finlandese – presentata in chiusura di semestre, a dicembre scorso – aveva scontentato praticamente tutti gli attori in campo, dai paesi favorevoli a un bilancio ridotto (la Germania e i nordici) ai sostenitori di un bilancio più ambizioso (Commissione e Parlamento in testa), dagli stati fautori del finanziamento di nuove priorità politiche (digitale, difesa, sicurezza) ai paesi beneficiari della politica di coesione. Il pallino del negoziato è passato direttamente nelle mani del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che ha convocato per il 20 febbraio un Consiglio europeo straordinario con l’obiettivo di sciogliere al più alto livello politico i nodi ancora irrisolti. Michel ha fatto chiaramente intendere che «qualsiasi rinvio» dell’accordo sul prossimo bilancio europeo «creerebbe seri problemi pratici e politici e metterebbe a repentaglio la prosecuzione dei programmi attuali e il lancio dei programmi futuri».

Il punto sul negoziato legislativo – L’unico progresso degno di nota sul fronte legislativo è la posizione del Consiglio sul tema delle sinergie con gli altri programmi settoriali: come ricorderete, gli Stati Membri hanno adottato un orientamento generale parziale al Consiglio Competitività di novembre scorso (il nodo irrisolto in tema sinergie rimane però l’allineamento dei negoziati sui regolamenti dei diversi programmi di finanziamento). La ragione principale del rallentamento del processo di approvazione legislativa del programma resta chiaramente l’impasse sul Quadro Finanziario Pluriennale: vedremo cosa accadrà a febbraio e se una soluzione politica alla questione del bilancio riuscirà a sbloccare il negoziato su Horizon Europe. Le norme sull’associazione dei paesi terzi – il terzo aspetto rimasto fuori dall’accordo di aprile scorso (insieme a bilancio e sinergie) – dovrebbero essere discusse in Consiglio a partire dalle prossime settimane, ora che – come abbiamo visto – è stata completata la prima fase di Brexit. Se però l’UE – come appare probabile – legherà ogni tipo di decisione sulla partecipazione del Regno Unito ai programmi di finanziamento 2021-27 al negoziato sulla relazione futura, allora è possibile che proprio le norme sulla cooperazione internazionale diverranno il nodo principale sulla strada che porta all’adozione di Horizon Europe e dei prossimi programmi. Continua la lettura di Horizon Europe: il punto a inizio anno

“Più soldi per horizon europe” APRE tra i promotori dell’appello

«Più investimenti in Ricerca e Innovazione nel prossimo bilancio UE» è l’appello rivolto al governo italiano da parte degli attori nazionali della R&I per richiedere un aumento significativo della dotazione finanziaria di Horizon Europe.

L’appello – pubblicato in coincidenza con l’avvio a Bruxelles  delle Giornate europee della ricerca e dell’innovazione – è stato promosso dal GIURI (il gruppo informale degli stakeholder italiani attivi a Bruxelles nel settore della R&I) e sottoscritto al momento da 24 organizzazioni italiane tra università, centri di ricerca, industrie e associazioni del mondo imprenditoriale (dall’APRE al CNR, dall’Enel a Unioncamere).  

«Per l’Italia si tratta di un’occasione da non perdere», affermano i firmatari dell’appello, «il programma quadro europeo fa affluire ogni anno nel nostro paese quasi 700 milioni di euro: circa l’8% del totale della spesa pubblica italiana in R&S. I benefici vanno, tuttavia, molto al di là del solo ritorno economico».

Il documento s’inserisce nel contesto del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 (il prossimo bilancio di lungo termine dell’UE) attualmente in corso a Bruxelles. Nella proposta pubblicata a maggio 2018, la Commissione europea aveva proposto di dedicare a Horizon Europe un budget di 94.1 miliardi di euro: la cifra – sebbene segnerebbe un aumento del 22% rispetto alla dotazione di Horizon 2020 – viene considerata dagli attori della R&I sottodimensionata rispetto agli obiettivi scientifici e tecnologici e alle sfide economiche e sociali che Horizon Europe è chiamato ad affrontare.

Nonostante il Parlamento europeo abbia suggerito una dotazione finanziaria di 120 miliardi di euro in prezzi costanti (la relazione è di novembre 2019), la decisione finale sull’articolazione del prossimo bilancio europeo spetta agli Stati Membri. Il Quadro Finanziario Pluriennale è approvato infatti dal Consiglio dell’UE all’unanimità (è necessario il consenso di tutti i paesi dell’Unione) dopo il via libera del Parlamento europeo, che si limita ad approvare o respingere “in blocco” il compromesso raggiunto dai paesi membri senza la possibilità di emendarlo.

Testo dell’appello: GIURI_Appello_Bilancio HE

Adesioni: Adesioni Appello HE

Bilancio UE 2021-27, la posizione del Parlamento: 135,2 miliardi per Horizon Europe

Mercoledì 14 Novembre, il Parlamento europeo ha approvato la relazione intermedia sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, definendo così la propria posizione negoziale sul prossimo bilancio UE di lungo termine. La relazione è stata approvata con 429 voti in favore, 207 voti contrari e 40 astensioni.

Per il bilancio UE 2021-27, Il Parlamento chiede di stanziare 1493,7 miliardi di euro (in prezzi correnti) – rispetto ai 1279 miliardi proposti dalla Commissione – pari all’1,3% del reddito nazionale lordo dell’Unione Europea «a 27». 

Il Parlamento propone inoltre di dedicare a Horizon Europe 135,2 miliardi (in prezzi correnti), rispetto ai 94,1 miliardi proposti dalla Commissione. 

Il contesto – Cosa c’entra Horizon Europe?

Il Quadro Finanziario Pluriennale è lo strumento di programmazione politico-finanziaria dell’Unione che contiene gli orientamenti generali per tutti i grandi capitoli di spesa (politica agricola comune, politica di coesione, politica di sicurezza e difesa, cooperazione internazionale, ecc.). Il regolamento relativo al QFP è adottato dal Consiglio all’unanimità (è necessario il consenso di tutti gli stati membri) dopo il via libera del Parlamento europeo (secondo la procedura di approvazione, che consente al Parlamento di approvare o respingere in blocco la posizione del Consiglio senza la possibilità di emendarla). 

La Commissione ha presentato lo scorso maggio la proposta per il bilancio UE 2021-2027, prevedendo uno stanziamento complessivo di 1279,4 miliardi, una cifra pari all’1,11% del RNL dell’UE «a 27». La relazione approvata mercoledì definisce la posizione negoziale del Parlamento sul prossimo bilancio UE: le trattative potranno dunque avere inizio non appena il Consiglio avrà raggiunto un accordo su una posizione comune.

Come noto, Horizon Europe è un capitolo del bilancio UE 2021-2027 e la sua approvazione è strettamente legata alla definizione del prossimo QFP. I contenuti e gli elementi finanziari del programma quadro – e di tutti gli atti settoriali – devono essere negoziati e concordati in Consiglio e in Parlamento parallelamente e in coerenza con i regolamenti relativi al bilancio pluriennale. 

La posizione del Parlamento (qui la relazione integrale)

Il Parlamento sottolinea la sua «unità e disponibilità» per i prossimi negoziati con il Consiglio e si rammarica che gli Stati membri non abbiano ancora «compiuto progressi significativi» nella ricerca di una posizione comune. Gli eurodeputati ritengono che la proposta di QFP presentata dalla Commissione europea sia un punto di partenza, ma che il livello proposto «non consentirà all’UE di mantenere i suoi impegni politici e rispondere alle importanti sfide future».

Il Parlamento ha quindi confermato le seguenti priorità:

  • Fissare la dotazione finanziaria del programma Horizon Europe a 135,2 miliardi di euro in prezzi correnti (Commissione: €94,1 miliardi);
  • Rafforzare il piano strategico europeo di investimenti (“Piano Juncker”);
  • Incrementare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI;
  • Mantenere il finanziamento delle politiche agricole e di coesione a lungo termine;
  • Raddoppiare le risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicare le risorse per Erasmus+;
  • Fissare il contributo dell’UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.

Bilancio UE 2021-2027: la Commissione propone 100 Miliardi per FP9 (Horizon Europe)

La Commissione Europea ha presentato mercoledì 2 maggio la propria proposta per il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027: «un bilancio moderno al servizio di un’Unione che protegge, dà forza e difende».

La Commissione propone nel complesso un bilancio a lungo termine di 1279,4 miliardi di euro in termini di impegni (espressi in prezzi correnti, presupponendo un’inflazione annua del 2%), pari all’1,11 % del reddito nazionale lordo dell’UE-27 (RNL). 

In materia di ricerca e innovazione, la Commissione – stando a quanto riportato dal factsheet rilasciato – propone una dotazione finanziaria complessiva di 114,8 miliardi di euro. Questa cifra però – sottolinea Science Business – non tiene conto di altre voci di spesa riservate ad attività di R&I.

FP9 – Horizon Europe, 97.6 miliardi di euroHorizon Europe è il nome scelto dal Commissario Moedas per il prossimo programma quadro di R&I. Nel bilancio del programma sono compresi 3,5 miliardi dedicati alla finestra innovazione del nuovo fondo unico per gli investimenti strategici InvestEU (v. oltre) e 10 miliardi destinati a ricerca e sviluppo in prodotti alimentari, agricoltura, sviluppo rurale e bio-economia (voci non incluse nel bilancio di Horizon 2020).

Euratom, 2.4 miliardi di euro – Il programma europeo di ricerca e formazione in materia di energia nucleare.

• ITER, 6.1 miliardi di euro –  il progetto internazionale per la realizzazione di un reattore a fusione nucleare di tipo sperimentale (l’UE è parte del consorzio).

• Digital Europe Programme, 9.2 miliardi di euro – Il nuovo programma europeo sul digitale. Alla cifra vanno sommati i 3 miliardi del programma Connecting Europe Facility, parte digitale. 

• InvestEU, 15.2 miliardi di euro di euro – Il nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (solo una parte dei 15.2 miliardi saranno dedicati a ricerca e innovazione). 

Fondo Europeo di Difesa (parte Ricerca), 4,1 miliardi di euro – La finestra ricerca del nuovo fondo europeo per la difesa (13 miliardi nel suo complesso).

Per approfondire

• Il comunicato stampa della Commissione Europea
• La comunicazione della Commissione e l’allegato con la descrizione dettagliata i singoli programmi
• La proposta legislativa della Commissione per il regolamento del Consiglio che stabilisce il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e l’allegato con le cifre dei singoli capitoli di spesa
• Il factsheet EU Budget for the future
• Il factsheet EU Budget for the future – Research and Innovation

Il Parlamento Europeo: almeno 120 miliardi per FP9

Il Parlamento europeo ha approvato, il 14 marzo scorso, le due risoluzioni che illustrano la propria posizione negoziale sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF 2021-2027). Le due risoluzioni – The next MFF: Preparing the Parliament’s position on the MFF post-2020 Reform of the European Union’s system of own resources – rappresentano il contributo degli eurodeputati alle proposte legislative che la Commissione Europea si appresta a presentare a inizio maggio.

 Il Multiannual Financial Framework è, come noto, il bilancio di lungo termine dell’UE, lo strumento di programmazione politica e finanziaria dell’Unione che contiene gli orientamenti generali per tutti i grandi capitoli di spesa (politica agricola, politica di coesione, competitività, cooperazione internazionale, ecc.) – di cui il programma quadro è uno dei capitoli più rilevanti.

Gli eurodeputati chiedono che il prossimo bilancio sia all’altezza del progetto politico e della strategia futura dell’Unione, per poter continuare a sostenere i settori esistenti (le politiche di coesione e agricoltura), oltre a fornire finanziamenti adeguati per affrontare le nuove sfide (sicurezza, difesa o migrazione).

Continua la lettura di Il Parlamento Europeo: almeno 120 miliardi per FP9

FP9 : APRIAMO IL DIBATTITO

Nel numero di novembre 2016 di APREmagazine, il Presidente Damiani ha avviato una rubrica sul prossimo Programma Quadro, cominciando a solleticare la curiosità di quanti ancora non pensavano al futuro dei programmi di ricerca e innovazione in Europa e offrendo gli elementi per comprendere un panorama in cui si cominciavano ad affacciare i primi dibattiti e i primi studi e conoscere le tappe che delineeranno il percorso verso il successivo programma quadro .

FP9 : APRIAMO IL DIBATTITO

di Alessandro Damiani, Presidente APRE

Il conto alla rovescia è cominciato. I servizi della Commissione hanno  avviato il processo di preparazione che porterà, entro poco più di un anno, a definire la proposta per il prossimo Programma Quadro della ricerca europea – chiamiamolo provvisoriamente FP9, il nono Framework Programme – su cui poi il Parlamento Europeo e il Consiglio dei Ministri dell’UE delibereranno nel corso dei due anni successivi.
Allineato con il ciclo pluriennale della programmazione politica e finanziaria dell’Unione, FP9 è destinato a coprire i sette anni dal 2021 al 2027. Dal 1984, quando fu varata la sua prima edizione, il Programma Quadro è andato crescendo in valore assoluto e relativo, fino all’attuale Horizon 2020, che con i suoi circa 80 miliardi di euro rappresenta grosso modo l’8% delle risorse complessive dell’UE: la voce di bilancio di gran lunga più pesante tra quelle i cui fondi vengono erogati direttamente da Bruxelles in maniera competitiva ai beneficiari finali, anziché attraverso le autorità dei paesi membri.
E insieme al bilancio è andata aumentando l’incidenza del Programma Quadro sui sistemi di ricerca, sulle economie e sulle società del continente europeo. Specie dall’inizio della grande crisi economica, in presenza di una stagnazione degli investimenti nazionali in Ricerca e Sviluppo (nei 28 paesi UE la quota di PIL destinata alla ricerca è ferma da oltre un decennio intorno al 2%), il peso specifico della ricerca finanziata da Bruxelles è cresciuto
considerevolmente.
Certo, in un mondo globalizzato e sempre più multipolare – dove i  più agguerriti tra i vecchi protagonisti mantengono o migliorano le loro posizioni nell’economia mondiale della conoscenza, mentre i nuovi continuano ad avanzare con successo lungo la scala della competenza e del valore aggiunto – l’Europa ha più che mai bisogno di incrementare e di rendere più efficaci i suoi investimenti in scienza, tecnologia e innovazione: per rimanere competitiva, per preservare e diffondere il suo livello di benessere e il suo modello di società, per affrontare efficacemente le sfide economiche, ambientali e sociali che si trova di fronte. Continua la lettura di FP9 : APRIAMO IL DIBATTITO